Le vie della tecnologia e della ricerca sono infinite, quelle dell’economia no, sono linee tracciate in modo definito. Ecco perché finora le scoperte scientifiche che erano bagaglio della farmaceutica, non sono state applicate al settore alimentare. I costi erano troppo elevati.

Ora però, grazie al team veneziano capeggiato da Valentina Beghetto, docente e ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, anche la grande distribuzione potrà avvalersi di quelli che vengono chiamati “imballaggi autoconservanti”, nome brevettato “Active packaging“.

Sono dei contenitori che utilizzano enzimi in grado di attivare precise reazioni chimiche nell’alimento, ma che non vi rimangono depositate, restando invece imprigionate in un film che riveste la confezione. In tal modo possono essere banditi conservanti e antiossidanti che non sono amici della nostra salute, per lo meno non saranno contenuti nel prodotto che poi dobbiamo consumare.

Il passaggio dagli attivatori dell’industria farmaceutica a questi imballaggi, ha visto come punto nodale proprio il taglio dei costi, ridotti fino a 10 volte e il passaggio dalla carta alla realtà, operazione che richiede coraggio, oltre che innovazione.

Questa scoperta segna sicuramente un importante passo avanti nella direzione della sicurezza e della purezza di ciò che mangiamo e potrebbe evitare anche una serie di malattie, prime tra tutte le allergie di chi è più sensibile a queste sostanze. Come spesso accade poi, quando la strada è buona, promette step interessanti anche nel futuro. Il team sta infatti studiando anche materiali ecologici con i quali realizzare il confezionamento. Come ha affermato la ricercatrice Valentina Beghetto:

Cerchiamo di realizzare materiali che siano il più possibile biodegradabili riducendo l’impatto sull’ambiente. Per questo utilizziamo anche materiali di scarto delle industrie manifatturiere, come quella della carta o alimentari, li recuperiamo e li riutilizziamo trasformandoli in materie prime secondarie

Ora la nuova frontiera sarà la ricerca di fondi per portare avanti questo progetto, grazie allo spinoff Crossing, creato appositamente dall’Università veneziana e se i risultati saranno proporzionali alla “bontà” in tutti i sensi, dell’idea, si può ben sperare.

22 ottobre 2014
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I vostri commenti
piero, mercoledì 22 ottobre 2014 alle20:03 ha scritto: rispondi »

Ma quale novità, gli imballaggi autoconservanti sono stati brevettati anni fa all'Università di Salerno e da tempo sono sperimentati inPuglia

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