Da un lato ci sono gli ambientalisti che dicono che l’aria di Taranto è irrespirabile; dall’altra c’è l’Arpa, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, che parla di “allarme ingiustificato”. Nel mezzo, come sempre, c’è il pomo della discordia, l’Ilva, la cui soluzione al problema ambientale sembra ancora molto lontana.

Il terreno di scontro oggi sono i livelli di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) registrati nell’aria di Taranto che, a seconda di come vengono letti i dati, cambiano di pericolosità. Secondo Giorgio Assennato, direttore di Arpa Puglia, i livelli del 2013 non sono da considerare pericolosi. Ovviamente di parere opposto è Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, un’associazione che si batte contro l’inquinamento dell’Ilva da ben prima che scoppiasse la bomba sociale dell’ultimo anno.

Questi i dati oggettivi: a novembre e dicembre nel rione Tamburi, quello più vicino all’industria, sono stati registrati livelli di 36 nanogrammi per metro cubo di idrocarburi, quasi il doppio rispetto a tre anni prima. Nelle zone dove sono presenti le scuole (nel raggio di 5 chilometri dallo stabilimento dell’Ilva) i livelli registrati di concentrazioni Ipa sono stati di 17,7 nanogrammi per metro cubo a novembre e 22 a dicembre. I valori considerati non pericolosi per la salute umana sono di 6 nanogrammi, mentre quelli da considerare ottimali sono solo di 2 nanogrammi. Con questi dati Peacelink dimostra che l’Ilva ha provocato un inquinamento fra 3 e 6 volte superiore alla soglia di attenzione. I dati del rione Tamburi sono ancora più allarmanti: 34,5 nanogrammi a novembre e 43,9 a dicembre.

Eppure, nonostante questi dati siano inequivocabili, l’Arpa Puglia continua a dire che non si tratta di numeri preoccupanti:

Ognuno può dire quello che vuole, ma quei dati relativi ai valori IPA negli ultimi mesi del 2013 per noi non rappresentano alcun pericolo. Quell’indicatore è utilizzato solo a scopi descrittivi. Noi sfruttiamo questi dati come modello concettuale per verificare la dispersione degli Ipa dalla cokerie verso il quartiere Tamburi. Ci interessano gli scarti e non i valori assoluti […] L’unico senso delle strumentazioni è verificare i trend temporali e i trend spaziali. Il valore assoluto non ha alcun significato: primo perché non è normato, secondo perché la strumentazione non si sa nemmeno che cosa indichi visto che parliamo di una serie di composti associati a polveri che sono ragionevolmente Ipa, ma non è detto che lo siano

ha affermato il direttore Assennato. Sulla stessa linea sono anche i concetti espressi dal commissario straordinario Edo Ronchi che qualche giorno fa aveva ribadito che la parola “pericolo” non sarebbe dovuta essere usata per descrivere la situazione dell’aria tarantina. Gli ambientalisti continuano invece a essere preoccupati, e i dati sembrano dargli ragione.

3 gennaio 2014
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