L’impianto industriale Ilva a Taranto è solitamente considerato uno tra i più inquinanti d’Italia. Molte voci, sia nel contesto di associazioni ambientaliste, sia dal mondo della sanità, si sono levate nel tempo perché le dalle sue grandi ciminiere smettano di venire emessi gas e polveri letali.

L’Ilva, però, non ci sta più a passare per un’azienda irresponsabile ed incurante della salute dei tarantini ed ha invitato tre esperti americani ad analizzare la situazione, in modo da partorire una diagnosi meno catastrofista. E questo anche per rispondere alla perizia del GIP di Taranto che aveva dato risultati allineabili a quelli degli ecologisti. I tre scienziati sono Walter J. Shields, direttore della practice “Scienze della terra ed ambientali”, Donald G. Patterson, del “Senior Biomedical Research Service” all’interno della divisione “Organic Analytical Toxicology” per la Salute ambientale ad Atlanta e Suresh H. Moolgavkar, professore di Epidemiologia.

I tre hanno comunicato le loro opinioni a riguardo all’interno di un evento intitolato Diossina e salute: le esperienze internazionali. Per farla breve, il legame fra le sostanze inquinanti emesse dall’acciaieria e l’insorgenza di malattie sulla popolazione indigena sarebbe qualitativamente e quantitativamente ancora da dimostrare. Dunque, in luogo dei catastrofismi ecologisti sarebbe più opportuno tenere posizioni più moderate. Il senso di questo discorso è stato ben riassunto da Giancarlo Quaranta, direttore del centro studi dell’Ilva:

L’intento è quello di proporre alcune riflessioni sulla misurazione degli agenti inquinanti, sull’identificazione delle fonti e sulle possibili correlazioni con la salute umana. Solo pochi gli accenni alla situazione specifica di Taranto. I dati a disposizione, così ci dicono gli studiosi, non confermano gli allarmismi di alcuni ma certo è necessario continuare il dialogo sforzandosi tutti di attenersi alle regole del dibattito scientifico che impone un continuo confronto tra metodologie, matrici di lettura dei dati, valutazione dei risultati. A tracciare un quadro veritiero non ci si arriva senza questo processo di confronto.

Le reazioni a queste dichiarazioni non si sono fatte attendere. Fra tutte segnaliamo quella dell’Ordine dei Medici:

Chiamare al tavolo professionisti che dichiarano compensi economici dall’azienda non garantisce la necessaria imparzialità, che è propria di ogni confronto scientifico, su temi di così grande rilevanza per la pubblica salute.

L’affondo continua poi in maniera durissima:

I relatori hanno mostrato di avere scarse e parziali conoscenze dei dati relativi alla contaminazione dell’ambiente tarantino, e dichiarato di non conoscere i dati sanitari relativi alla popolazione tarantina esposta all’inquinamento emersi dalla perizia epidemiologica ed anche ricavabili dalla copiosa letteratura scientifica sull’argomento.

È del tutto evidente che, a fronte di questa scarsa competenza sulla situazione tarantina, è difficile accettare conclusioni ottimistiche che risultano prive di fondamento scientifico.

Insomma, l’ultima parola sul grado di inquinamento dell’Ilva di Taranto non è ancora stata detta, aspettando che l’inchiesta in corso arrivi a stabilire qualcosa di ufficiale.

Fonti: MondoLiberoOnlline | La Gazzetta del Mezzogiorno

6 luglio 2012
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Giancil, sabato 7 luglio 2012 alle19:15 ha scritto: rispondi »

Il pesante ritardo della Magistratura nell'emanare il provvedimento di sequestro e chiusura degli impianti inquinanti dell'Ilva sta offrendo la sponda a numerosi tentativi di controparte, che escogita ogni mezzo per fare apparire false le indagini di disastro ambientale colposo e doloso. Giustissima è stata la reazione dell'Ordine dei Medici di Taranto, che ha rispedito al mittente le cogitazioni degli scienziati scomodati dagli USA, perchè hanno letteralmente ignorato i dati oggettivi della realtà tarantina, manipolando solo quelli offerti dagli interessati. La distruzione della nostra gente, del nostro territorio, del nostro mare, della nostra aria è sotto gli occhi del mondo intero. Facciamo voti affinchè la Magistratura si decida ad emanare i provvedimenti definitivi che salvino la popolazione da una fine ingiusta.  

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