I dati epidemiologici registrati a Taranto evidenziano un legame tra le emissioni dell’Ilva e il tasso di incidenza di alcuni tumori. Le cifre aggiornate, contenute nella scheda “Il rischio sanitario relativo alla qualità dell’aria nel sito di Taranto” del rapporto “Ambiente e salute a Taranto”, sono state presentate dal ministro della Salute Renato Balduzzi e rivelano, in particolare, una frequenza di tumori nell’area cittadina superiore del 30% rispetto al resto della provincia.

I dati su tumori e mortalità sono stati raccolti nell’ambito del progetto “Sentieri” dello stesso ministero della Salute e si riferiscono in particolare al periodo 2003-2009 (finora erano già disponibili le informazioni fino al 2006). Il quadro che emerge è particolarmente allarmante.

Per gli uomini è stato registrato un eccesso, rispetto al resto della provincia, del 30% di tutti i tumori e del 50% per il tumore maligno del polmone. Ancora più grave la situazione relativa all’incidenza del mesotelioma, aumentata del 100% rispetto al territorio provinciale. Più frequenti anche il cancro alla vescica (+ 30%), il tumore maligno del fegato (+40%), il linfoma non Hodgkin (+60%) e altre neoplasie come il cancro del colon-retto e della prostata e il melanoma cutaneo.

Non va molto meglio alle donne: sempre a confronto del resto della provincia tarantina, nei comuni di Taranto e Statte l’incidenza complessiva dei tumori femminili è risultata superiore di circa il 20%. Il problema riguarda in particolare il cancro della mammella (+24%), del polmone (+48%) e dello stomaco, per il quale il tasso è più alto addirittura del 100%. Anomali, infine, anche i livelli di mortalità per tumori: +14% per gli uomini e +13% per le donne, mentre Taranto presenta un tasso di mortalità infantile nel primo anno di vita superiore del 20% rispetto al resto della Puglia.

Si legge nella scheda presentata dal ministro Balduzzi:

Gli studi epidemiologici indicano un nesso causale con le esposizioni ambientali per alcuni eccessi di mortalità e morbosità evidenziati sia nell’area di Taranto e Statte sia nei quartieri più vicini all’area industriale, che identificano nel materiale particellare il principale fattore di rischio.

Lo stabilimento Ilva – in particolare gli impianti altoforno, cookeria e agglomerazione – è infatti responsabile del 99% delle emissioni nell’area e può essere quindi indicato come il potenziale responsabile degli effetti sanitari sulla popolazione, in particolare di quelli causati dal benzopirene.

La conferma arriva dalle campagne di monitoraggio effettuate dall’Arpa Puglia nel quartiere Tamburi, che hanno riscontrato concentrazioni più elevate di benzopirene quando il vento soffia dallo stabilimento siderurgico verso il quartiere residenziale. Oltre al benzopirene, preoccupa la concentrazione di diossine che ha già causato l’abbattimento di numerosi capi di bestiame allevati nelle vicinanze dell’acciaieria.

Commenta il ministro Balduzzi:

Sorpreso di questi dati? Un pochino sì. Noi, però, questi dati non li abbiamo nascosti ma portati al tavolo per l’Autorizzazione integrata ambientale dell’Ilva e chiesto che le prescrizioni sanitarie venissero combinate a quelle ambientali. Siamo stati ascoltati, nel senso che quello che abbiamo chiesto è stato recepito nell’Aia. Entro un anno, quindi, bisognerà fare un riesame della stessa Aia e vedere se e come la situazione sta cambiando. La mia sensazione è che si debba fare di più.

Alla luce delle informazioni raccolte, il ministero della Salute ha previsto un monitoraggio sanitario e un piano di prevenzione per l’area di Taranto. Le associazioni ambientaliste, a cominciare da Legambiente, chiedono intanto che i dati epidemiologici siano inseriti nella valutazione del danno sanitario introdotto in Puglia con una legge regionale del luglio scorso.

22 ottobre 2012
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