Che l’Ilva a Taranto sia un mostro “ecologico”, capace di riversare nell’atmosfera tonnellate di agenti inquinanti, dalla diossina al mercurio, passando per Pcb, benzoapirene e Ipa, è un qualcosa che pochissime persone sembrano ignorare, soprattutto in Puglia. Da un po’ di giorni però, la notizia è che sia anche “illegale”.

Il 25 giugno, infatti, sono stati resi noti i primi risultati dei sondaggi atmosferici voluti da una legge regionale. Il risultato? Livelli di inquinamento abbondantemente sopra la la soglia consentita. Ora l’acciaieria rischia la chiusura e il sequestro, mentre proprietari e dirigenti potrebbero finire davanti un giudice.

A peggiorare la situazione i dati resi noti oggi e riferiti a altri sondaggi, realizzati a maggio. Controlli effettuati, come spiegato dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente, in aperta collaborazione con l’azienda:

le operazioni di prelievo e le analisi di laboratorio sono state condotte anche in questo caso con il contraddittorio dei tecnici Ilva.

Il risultato è incontrovertibile, almeno secondo le parole del direttore generale dell’Arpa Giorgio Assennato:

Il valore medio è risultato pari a 0,70 nanogrammi al metro cubo quando il limite stabilito dalla norma pugliese è invece di 0,40.

Insomma, pur essendo risultato stavolta un inquinamento sotto la soglia “nazionale”, il limite regionale è stato ampiamente superato. Se tale risultato venisse confermato anche nella terza e ultima analisi, il destino di una delle fabbriche più importanti del paese – ma anche di una della massime fonti di diossina in Italia – sarebbe segnato. E non è affatto scontato che, dato lo stato delle cose odierno, l’impianto riesca a riottenere la concessione dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale concessa a Roma dal Ministero. È forte il rischio che tutta questa situazione faccia, infatti, slittare la riunione prevista a breve – e ne modifichi l’ordine del giorno.

Il futuro della siderurgia e della tutela ambientale in Italia si deciderà per una parte considerevole nei prossimi giorni.

28 giugno 2011
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento