L’Ilva di Taranto è ancora oltre i limiti ambientali richiesti. A stabilirlo l’ultima verifica da parte del Ministero dell’Ambiente, svoltasi tra il 10 e l’11 settembre, che diffida il colosso siderurgico per violazione dei termini stabiliti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Oggetto d’esame la relazione sull’Ilva presentata da ARPA Puglia e ISPRA, acquisita dal Ministero dell’Ambiente e della quale una copia è stata trasmessa alla Procura di Taranto. Secondo quanto riportato, le violazioni riguardano:

L’inosservanza delle prescrizioni autorizzative in relazione al terzo trimestre di attuazione del decreto di riesame AIA del 26 ottobre 2012.

Le violazioni accertate dalle ispezioni di settembre sono 11, tra le quali spiccano per gravità lo sforamento del valore soglia di 25 grammi per tonnellata di “coke” nelle emissioni di particolato relative al vapore acqueo in uscita e la mancata risoluzione dello “slopping” (fumata rossa contenenti elevati valori di polveri).

Quattro i punti sui quali l’azienda dovrà intervenire con tempestività. Entro 30 giorni l’Ilva di Taranto dovrà rendere disponibile per l’approvazione un progetto “esecutivo”, con tanto di tempistiche, riguardante gli interventi per rendere impermeabile la pavimentazione e per la gestione dell’area IRF (Impianti di Recupero del materiale Ferroso) in relazione alle acque utilizzate.

Medesimi tempi sono concessi per la minimizzazione delle emissioni nocive di polveri nell’aria, in rispetto delle “Prescrizioni di carattere generale per le emissioni in aria”, corredando con la trasmissione di un progetto in relazione a interventi strutturali per la polverosità dell’area IRF.

Vengono richiesti infine interventi certi per quanto riguarda la gestione delle paiole (contenitori per gli scarti di lavorazione dell’acciaieria) e del Cer 100202 (scorie deferrizzate provenienti dall’impianto di separazione IRF).

25 ottobre 2013
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