Alcuni settori dell’Ilva di Taranto sono da questa mattina sotto sequestro della magistratura. Le disposizioni sono scattate per “grave pericolo per la salute“, come affermato dal GIP di Taranto Patrizia Todisco. Sono state prese anche misure cautelari per 8 dirigenti del colosso siderurgico, posti agli arresti domiciliari.

L’Ilva continua intanto ad essere terreno di protesta degli operai della fabbrica, che hanno annunciato manifestazioni ad oltranza il ministro Corrado Clini sottolinea la sottoscrizione del “Patto per Taranto”. L’accordo prevede un impegno statale di 336 milioni di euro per la bonifica e il rilancio della zona:

L’intenzione è di sostenere la continuazione delle attività produttive e portuali nel sito di Taranto. Il protocollo non é una risposta alla magistratura ma è un impegno ad andare avanti per impedire che tutto questo si blocchi. Noi vogliamo che l’azienda resti a Taranto e che allo stesso tempo l’intervento ambientale si faccia di corsa.

Una vicenda quella dell’Ilva che affonda le sue radici nel 1905, anno della fondazione della società omonima. Risale però al 1961 la costruzione del polo siderugico di Taranto, in occasione della quale la denominazione sociale venne mutata in Italsider, oggetto in questi ultimi anni di aspre polemiche per i suoi potenziali effetti nocivi sulla salute pubblica.

Dal 1988 torna la denominazione sociale torna Ilva, ripresa a causa della messa in liquidazione del gruppo Italsider-Finsider. Lo smembramento della società madre porta l’impianto siderurgico tarantino nelle mani del Gruppo Riva, attuale proprietario. Nell’estate 2012, questa è storia recente, arrivano i primi veri guai giudiziari per il colosso industriale.

Dopo l’interessamento della magistratura genovese, che tra il 2002 e il 2005 portò alla chiusura dell’altro grande impianto dell’ex gruppo Italsider (quello del quartiere di Cornigliano a Genova), un’altra procura si interessa agli effetti sulla salute pubblica della grande siderurgia italiana. Nel marzo 2012 vengono depositate dalla Regione Puglia presso la prefettura di Taranto due perizie, una chimica e una epidemiologica, comprovanti l’elevato grado di pericolo del complesso industriale Ilva. Inequivocabile la frase di chiusura della perizia epidemiologica:

L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte.

Sempre di marzo 2012 è poi la decisione del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola di richiedere nuovi esami per confermare l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e di scrivere al ministro Clini per richiedere la bonifica dello stabilimento Ilva. Negli ultimi mesi si è a lungo tentata una mediazione tra il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia e gli stessi vertici Ilva per cercare di evitare la chiusura dello stabilimento ed avviare prima possibile le procedure di bonifica.

Le prime attività per ridurre le emissioni nocive della struttura, messe in pratica dalla stessa società siderurgica hanno prodotto alcuni risultati già negli ultimi anni: la diossina immessa nell’aria è ad esempio scesa dagli 800 ai 3,5 grammi l’anno, mentre la media di emissioni annua di diossine e furari è scesa sotto il valore di 0,4 ngTEQ/Nm3 stabilito con la legge regionale “anti-diossina”.

Risultati ritenuti insufficienti dal GIP, che ha predisposto gli arresti domiciliari per: Emilio e Nicola Riva (ex presidenti Ilva), l’ex direttore Luigi Capogrosso, i responsabili per l’area sottoposti Ivan Di Maggio e per l’area agglomerato Angelo Cavallo, Salvatore De Felice, responsabile area altiforni e attuale direttore dell’Ilva e Marco Andelmi, responsabile area parchi minerali.

27 luglio 2012
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I vostri commenti
arturo, mercoledì 29 maggio 2013 alle16:19 ha scritto: rispondi »

speriamo di trovare la condizione per la bonifica e la tutela del lavoratore usando i soldi del sequestro della famiglia Riva

Ziomaul, sabato 28 luglio 2012 alle3:33 ha scritto: rispondi »

Intanto esiste la raffineria ENI poco distante....

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