Ancora scioperi e tensione a Taranto in merito alla possibile chiusura dello stabilimento Ilva. Sul piede di guerra gli operai, che dopo il fermo di ieri minacciano ulteriori manifestazioni di piazza qualora venga i giudici si esprimano per lo stop alla produzione. In mattinata previsto un nuovo vertice presso il Ministero dell’Ambiente, al quale parteciperà anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola per la firma del “Patto per Taranto”.

Sul caso Ilva è intervenuto nelle ultime ore proprio il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha preso chiaramente posizione contro la possibilità di chiusura dello stabilimento siderurgico di Taranto. Secondo Clini le valutazioni di rischio per la salute dei cittadini devono essere attualizzate ed è tempo che si smetta di parlare tramite avvocati e magistrature:

È arrivato il momento di lavorare insieme e di fare riposare gli avvocati. La situazione dell’Ilva di 10-15 anni fa era molto diversa da quella attuale. Oggi si può dire che l’Ilva è uno stabilimento in cui è in atto un processo di trasformazione della produzione per renderla adeguata agli obiettivi nazionali e alle direttive europee.

Il giudizio deve tenere conto del lavoro fatto fino ad oggi e dunque della possibilità concreta che esiste di completare il percorso iniziato per rendere l’impianto sostenibile.

Il Ministero dell’Ambiente è al lavoro, prosegue Clini, per dettare tempi rapidi e certi per le operazioni di risanamento, mentre:

Anche la Regione Puglia, come la Provincia e il Comune di Taranto, stanno facendo la stessa cosa, perché esiste un obiettivo comune: lavorare insieme per avviare le iniziative da prendere per il risanamento ambientale e la riqualificazione industriale dell’intera area.

Se concordiamo un piano di azioni insieme possiamo riprendere il percorso già iniziato. Nella consapevolezza che gli interventi devono tenere conto della competitività dell’impresa: non sarebbe un gran risultato costringere le aziende a chiudere e ad abbandonare un sito perché le prescrizioni ambientali non sono sostenibili dal punto di vista economico.

Anche l’azienda, conclude Clini, dovrà però fare la sua parte. Le parole possibiliste del ministro si scontrano però con le attuali intenzioni della Procura di Taranto, che si dichiara allarmata dai livelli di pericolosità contenuti nella relazione tecnica:

Dal contenuto della relazione tecnica depositata si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme. Gli elementi fin qui accertati possono e debbono essere valutati dagli enti diretti destinatari di questa comunicazione, i quali sono titolari di specifici ‘poteri-doveri’ di intervento in materia di intervento (…) c’è da tutelare il diritto alla salute e quindi alla vita, unico di tali diritti che, oltre ad essere assoluto e valido erga omnes, non tollera alcun contemperamento.

26 luglio 2012
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