Ilva di Taranto di nuovo al centro di una richiesta di stop alla produzione. L’istanza è stata presentata presso la Corte d’Assise tarantina da un gruppo di avvocati in rappresentanza di diverse associazioni ambientaliste, che ha chiesto inoltre di revocare la “facoltà d’uso” all’intera area a caldo, già posta sotto sequestro (nel luglio 2012) daò GIP Patrizia Todisco.

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Stando a quanto si legge nell’istanza presentata dagli avvocati rappresentanti del partito dei Verdi, delle associazioni (Altamarea, Assoconsum, CittadinanzAttiva, Fondo antidiossina e Peacelink) e di 500 cittadini costituitisi parte civile durante il processo “Ambiente Svenduto”:

L’Ilva non rispetta l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) e secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale va fermata.

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Nel mirino di associazioni e cittadini il mancato rispetto di quanto indicato dalla Corte costituzionale nel 2013, coinvolta da Procura di Taranto e GIP al fine di interrompere la scia di riesami e ricorsi seguiti alla legge “salva Ilva del 2012.

Secondo la Consulta sarebbe dovuto scattare un bilanciamento tra occupazione e ambiente considerando legge l’AIA e imponendo all’azienda di rispettare un programma cronologico da attuare mediante una serie di interventi mirati. Ciò non sarebbe avvenuto secondo l’avvocato Raffaella Cavalchini, che ha spiegato:

Quelle prescrizioni non sono state rispettate, ce lo dicono i verbali di ispezione dell’Ispra e poi ci sono le continue segnalazioni di slopping (le nuvole rossastre di polvere minerale che si sollevano durante la produzione) e gli studi medici, non da ultimo quello sulla presenza di naftalina nelle urine di alcuni cittadini. La decisione spetta alla corte d’Assise ma il nostro è anche un messaggio al governo, affinché si impegni in maniera concreta per la città.

2 marzo 2017
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