A distanza di circa un anno torna a preoccupare l’attività improvvisa di un vulcano islandese. Molti ricorderanno quando lo scorso aprile l’Eyjafjallajokull provocò conseguenze pesantissime in Europa, trasformando gran parte del nostro continente in una zona interdetta ai voli. Questa volta le ripercussioni immediate sembrano essere di più lieve entità, anche se solo ieri almeno 500 aerei sono rimasti bloccati a terra dalla nube scatenatasi con l’eruzione del Grimsvotn.

Molti i problemi soprattutto in Germania, dove la nube ha provocato parecchi grattacapi alle compagnie aeree, mentre le condizioni meteorologiche favorevoli lascerebbero presagire un meno difficile sviluppo nel sud-est Europa. Parlando invece di possibili danni al clima il discorso non può che riprendere da dove si era interrotto un anno fa, quando la precedente eruzione aveva spinto climatologi ed esperti a confrontarsi sulle possibili ripercussioni sui cambiamenti climatici.

Particolarmente chiarificatrici alcune dichiarazioni rilasciate in quell’occasione da Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Enea – Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente:

se le polveri emesse dal vulcano islandese avranno quantità e soprattutto energia (termica) tale da ‘bucarÈ la tropopausa e finire nella stratosfera, potrebbero restare anche anni e determinare cambiamenti climatici più significativi

Lo stesso Ferrara prosegue analizzando più nel dettaglio i possibili scenari derivanti da un’elevata concentrazione di elementi attivi nelle ceneri:

Le conseguenze di un’eruzione particolarmente ricca di composti attivi dal punto di vista dell’interazione con la radiazione solare (solfati), vengono osservate solitamente durante i due anni successivi all’evento. Il riscaldamento della stratosfera può superare (come nel caso dell’eruzione del Pinatubo nel giugno 1991) gli 0.5 gradi centigradi a scala planetaria con conseguente impatto su tutta la circolazione atmosferica. Nella bassa atmosfera le conseguenze delle eruzioni sull’abbassamento delle temperature globali sono meno evidenti anche se nel passato si sono verificati casi eccezionali: l’eruzione dell’Aprile 1815 del Monte Tambora in Indonesia ha provocato un tale abbassamento della temperatura da trasformare il 1816 in un anno senza estate.

Discorso chiaramente ancora valido per il Grimsvotn, la cui nube di cenere e detriti vulcanici è ancora in evoluzione. Così come confermato anche dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea:

La nuvola di cenere attualmente si innalza fino a 8-12 chilometri di altezza e dovrebbe arrivare sul nord della Scozia martedì. Se l’eruzione del vulcano proseguirà con la stessa intensità, la nuvola potrebbe raggiungere giovedì la zona ovest dello spazio aereo francese e il nord della Spagna.

26 maggio 2011
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