Il terremoto che ha colpito il Giappone e le cui conseguenze sono ancora da quantificare con precisione potrebbe avere delle ripercussioni sul mondo dell’automobile, essendo il paese orientale la patria di alcuni tra i più importanti produttori come Nissan, Subaru, Honda e Toyota.

E proprio uno dei modelli del più importante costruttore al mondo potrebbe risentire direttamente dei danni causati dal sisma e dal maremoto che hanno spazzato via intere cittadine del Nord Est del paese. In particolare, sembra che a rischio siano le consegne della Toyota Prius, l’apprezzata vettura ibrida che sta riscuotendo un grande riscontro in termini di vendite sia sul mercato interno che nel resto del mondo, con grandi numeri fatti registrare soprattutto su quello americano.

A differenza di altri modelli prodotti in altri stabilimenti dislocati in Europa e in America, la Prius è una di quelle vetture prodotte esclusivamente in Giappone, per lo più in fabbriche situate nelle vicinanze delle zone colpite dal sisma, come la periferia di Tokyo, e una, dove si costruiscono le batterie al litio di questo modello in collaborazione con Panasonic, ubicata addirittura a Sendai, una delle città maggiormente danneggiate.

Seppur questi stabilimenti non sembrano aver subito danni, sono rimasti chiusi in questi giorni a causa dell’allarme nucleare dovuto alla fuoriuscita di radiazioni dalla centrale di Fukushima e al rischio, ancora altissimo, di una possibile fusione nucleare dagli effetti potenzialmente devastanti per quanto si trova in quella regione.

La chiusura precauzionale di 11 centrali nucleari nel paese pone l’accento sulla diminuzione di energia elettrica disponibile ed è questo quanto sottolineato dai vertici Toyota, i quali si trovano a dover far fronte ad una ridotta capacità energetica che ha avuto e avrà ancora per chissà quanto tempo conseguenze sulla produzione. Con la produzione della Prius bloccata è ovvio che anche le consegne saranno rinviate, con notevoli ritardi a tutti i livelli che potrebbero allungare la già cospicua lista d’attesa per l’ibrida giapponese.

Nessun disagio si è invece avuto per quei modelli assemblati in fabbriche al di fuori del Giappone, la cui produzione è continuata senza variazioni in questi giorni e facendo leva sulle scorte delle forniture già in magazzino. Una situazione che però, se l’emergenza dovesse protrarsi per molto tempo, potrebbe risentire della mancanza di pezzi che non arriverebbero più dagli stabilimenti giapponesi, obbligando in questa maniera anche gli stabilimenti europei e americani ad uno stop obbligato per mancanza di componentistica.

La tremenda situazione giapponese rischia insomma di mettere il freno anche all’industria dell’auto, che anche grazie a modelli come Prius e LEAF stava cominciando lentamente la risalita dopo mesi di netta crisi, con una domanda in crescita legata ai moderni sistemi di propulsione più rispettosi dell’ambiente che adesso, però, rischiano di subire il contraccolpo, con il rischio che moltissimi clienti, magari costretti dalla necessità di avere subito a disposizione un’auto nuova, ripieghino adesso su modelli alimentati a benzina o diesel.

18 marzo 2011
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