Lo sviluppo economico della Cina potrebbe essere fortemente ostacolato dalle conseguenze del riscaldamento globale. L’ipotesi è stata formulata dallo stesso governo cinese, nel secondo Report nazionale sui cambiamenti climatici, che fa seguito al primo pubblicato nel 2007.

Secondo il report i primi effetti negativi del riscaldamento globale in Cina li dovrebbe subire l’agricoltura e, di conseguenza, la sicurezza alimentare di 1,34 miliardi di abitanti. Le previsioni oscillano da un -5% di produzione agricola al 2050 fino ad un pericoloso -20%. Ciò vorrebbe dire che le importazioni di grano, cereali e altri beni alimentari di prima necessità potrebbero crescere notevolmente. Tutto ciò a causa delle precipitazioni sempre più concentrate, come spiega il rapporto:

Il cambiamento climatico porterà a gravi squilibri nelle risorse idriche della Cina all’interno di ciascun anno e nel corso degli anni. Nella maggior parte delle aree, le precipitazioni saranno sempre più concentrate in estate e in autunno, e inondazioni e siccità diventeranno sempre più frequenti

Il risultato sarebbe che in otto delle 31 province cinesi si scenderebbe a soli 500 metri cubi di acqua per ogni abitante mentre in altre 10 province ci sarebbero conseguenze meno gravi, ma sempre importanti. Per non parlare, poi, dei danni causati dalle piogge tropicali alle quali la Cina non è preparata:

Gli sforzi della Cina per proteggere con argini le zone costiere più vulnerabili non sono sufficienti


Nei prossimi decenni, quindi, la Cina sarà una grande protagonista del global warming nel doppio ruolo di vittima e carnefice. È proprio il gigante asiatico, infatti, a produrre ben un quarto di tutte le emissioni di gas serra del mondo e, sempre secondo il Report nazionale sui cambiamenti climatici, lo sarà almeno per altri 20 anni:

Le emissioni della Cina, che sono cresciute del 10% nel 2010 secondo BP, inizieranno probabilmente a scendere solo dopo il 2030

I cinesi, quindi, devono fare qualcosa e anche in fretta. E dovranno spendere: si dice che le misure di riduzione delle emissioni da qui al 2020, tra risparmio energetico e nuove fonti rinnovabili, costeranno alla Cina ben 1.500 miliardi di dollari.

18 gennaio 2012
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