Gli ultimi mesi del 2008 non sono stati certo dei migliori per chi auspica una svolta globale sulla strada della sostenibilità. Prima ci si è messa la crisi finanziaria, che ha portato molti governi poco lungimiranti a liquidare il problema climatico ed energetico come qualcosa di secondario e attualmente trascurabile, e altri, come l’intera UE ne è esempio, a vacillare dalle loro posizioni “sostenibili”.

Poi è arrivato il crollo del petrolio. Fino a pochi mesi fa, non più in là della scorsa estate, la preziosa fonte fossile aveva quasi toccato la cifra record dei 150 dollari al barile, con i prezzi della benzina e dell’energia che erano saliti alle stelle, causando spropositati aumenti di costi per qualsiasi realtà produttiva.

L’ovvia conseguenza, fu un ulteriore sprint al già entusiasta settore delle energie rinnovabili, che si lanciava in ambiziosi progetti, sia nel campo della ricerca e della sperimentazione di nuove tecnologie, sia nella realizzazione di grandiose opere e infrastrutture.

Come ha potuto constatare qualsiasi automobilista recentemente, il prezzo del petrolio in questo periodo ha avuto un drastico ridimensionamento, assestandosi attualmente intorno alla soglia dei 40 dollari al barile. Il che, come è facile immaginare, ha comportato un duro colpo per il settore delle rinnovabili.

Il primo settore colpito è stato quello finanziario, forse anche grazie alla crisi, che ha visto titoli della Green Economy subire forti perdite. Come è il caso degli indici delle compagnie della New Energy Finance, che dai 450 punti dello scorso anno è passata ai 175 odierni.

Poi è stato il turno delle grandi opere. Caso emblematico della London Array, una fattoria eolica britannica destinata a divenire l’impianto di questo tipo più grande al mondo, dal cui finanziamento ha fatto dietrofront la Shell, valutandone i margini di guadagno troppo esigui.

La crisi ha toccato infine le aziende del settore, come la Q-Cells, la più grande produttrice di cellule fotovoltaiche al mondo, che ha registrato un pesante numero di cancellazioni di ordini da parte di aziende produttrici che hanno notevolmente ridotto le attività un po’ in tutto il mondo.

Fortunatamente, sembrano esserci almeno due spiragli che potrebbero fare di questa crisi un qualcosa di passeggero:

  • Il primo è la temporaneità del prezzo ridotto del petrolio, che riprenderà la sua corsa prima o poi, con ogni probabilità “prima”, con tutti i pro e i contro che ne potranno derivare. Le schermaglie di queste settimane tra Russia, Ucraina ed Europa dimostrano come il problema odierno dell’energia sia tutt’altro che acquietato;
  • Il secondo è Obama. Al termine di questo mese il neo presidente statunitense prenderà le redini dell’amministrazione americana, e se svolgerà, come continua a sostenere, i suoi propositi per un green new deal nazionale, ciò vorrà senz’altro dire una ripresa dell’intero settore.

15 gennaio 2009
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento