Il redditometro spaventa tutti, anche i proprietari di cani. Da marzo, salvo modifiche in corso della normativa, le spese di ogni cittadino saranno messe al vaglio dell’Agenzia delle Entrate, pronta a verificare eventuali discrepanze tra reddito percepito e uscite. Ma è già polemica perché lo strumento pare essere poco fedele nel rilevare gli effettivi guadagni, soprattutto nel caso si applicassero i valori degli studi di settore anziché i reali acquisti. Ed è polemica anche sul possesso di animali domestici: la loro inclusione nei conteggi starebbe disincentivando il ricorso ai microchip, obbligatori per legge.

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«Non metto il microchip al mio cane, ho paura del redditometro»: è questa la frase che sempre più di frequente i medici dell’Anmvi, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari, si sentono riferire dagli spaventati proprietari. Il timore è che il possesso del cane possa variare la soglia di reddito, proprio per quegli studi che dovrebbero essere applicati per tutte quelle spese di cui è impossibile stabilirne il costo certo. Il cittadino rischia di vedersi imputati degli esborsi mai sostenuti: si pensi alla comune situazione famigliare in cui, anziché acquistare cibo in scatoletta per Fido, ci si affida al fai da te. O, ancora, a delle parcelle medie del veterinario decisamente superiori rispetto a quanto il proprio medico di fiducia decida di far pagare. È il caos più completo e l’Anmvi richiede che gli animali domestici siano esclusi dal redditometro.

«L’identificazione del cane con microchip e la sua registrazione nell’anagrafe regionale canina sono un obbligo di legge. E includendo le spese veterinarie nel redditometro non si fa altro che invogliare i cittadini a non curarsene».

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Non si può biasimare di certo il comportamento di questi proprietari, in un’annata fiscale dove nelle mani dei cittadini è rimasto ben poco. Il rischio di ricevere la chiamata del Fisco, e per giunta di dover pagare multe per consumi mai effettuati, sta spingendo le famiglie a salvare il salvabile, a procedere alla cieca pur di non finire nel tritacarne dell’onere della prova. E, per farlo, si diventa poco diligenti su altri fronti: l’iscrizione all’anagrafe canina, e il conseguente microchip, è infatti obbligatoria.

24 gennaio 2013
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