Durante l’incontro tenutosi ieri in Piazza Montecitorio a Roma, dal titolo “Il Green Act che serve all’Italia“, Legambiente ha presentato il rapporto “Ambiente Italia 2015“. Un rapporto che fa da premessa a quelle che sono state le proposte dell’Associazione nei confronti del Governo, in quella che il Premier Renzi ha promesso sarebbe stata un’occasione per individuare le misure che davvero possono aprire prospettive importanti alla politica industriale nel Paese.

Il rapporto è stato curato da Duccio Bianchi, che fino al 2009 è stato direttore e amministratore delegato di Ambiente Italia Srl, una delle principali società nazionali di consulenza e pianificazione ambientale, e da Edoardo Zanchini, vicepresidente e responsabile dei settori energia e trasporti di Legambiente. Raccoglie dati e indicatori che consentono di capire la situazione attuale del nostro Paese e di intuire quale sarà quella futura.

Si parla di crescita economica, sviluppo e diseguaglianze, economia ed educazione, energia e trasporti, ambiente e turismo, agricoltura e beni culturali, cambiamenti nelle società e nel territorio, in un’ottica che ci mette a confronto con altri Paesi europei e che costruisce un percorso a partire da prima della crisi, cioè da prima del 2008. Quello che si nota è che nel Belpaese qualcosa inizia a cambiare, come sottolinea Legambiente:

Ciò che è straordinario è che tutto ciò è avvenuto in assenza di politiche pubbliche e di investimenti mirati tanto che in Italia alcune questioni ambientali continuano a ripresentarsi sostanzialmente senza soluzione.

Nel 2014 in 1.328 Comuni italiani è stato superato il 65% di raccolta differenziata. Alcuni grandi Comuni come Milano sono arrivati a superare il 50% e ottimi risultati sono stati raggiunti anche in molti Comuni meridionali come Salerno. Siamo riusciti a realizzare un risparmio in termini di utilizzo delle materie prime estratte che ha superato la media dell’Unione Europea arrivando ad un 32%.

Risparmio è anche la parola d’ordine in termini di energia: nel 2013 i consumi lordi di energia primaria sono scesi a 173 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, l’1,9% in meno rispetto al 2012 e per il 2014 si prevede ci sarà un’ulteriore diminuzione. Nello stesso anno, pur rallentando la salita, hanno continuato a crescere le rinnovabili segnando un +44% rispetto al +38% dell’anno precedente. Si parla di 102.000 GWh da idroelettrico, geotermico, eolico e fotovoltaico e circa 17.000 da biomassa, rifiuti e bioliquidi. Nel settore elettrico l’Italia è per esempio al terzo posto, dopo Germania e Svezia, per elettricità derivante da tutte le rinnovabili.

Questo ha comportato anche un risparmio in termini di emissioni di CO2, arrivando ad un 16% in meno rispetto al 1990. È facile immaginare cosa potremmo a fare se si riuscisse a ottenere a livello politico ed econonomico, la trasformazione di cui il Paese ha bisogno. A sostenerlo è anche lo stesso Zanchini:

L’Italia ha la possibilità di trovare un proprio spazio originale nella globalizzazione valorizzando quelle risorse, vocazioni e talenti che tutto il mondo ci invidia. Ossia di un Paese che ha meno dell’1% della popolazione mondiale ma che ha, per la sua posizione nel Mediterraneo e le sue risorse materiali e immateriali, ottime carte da giocare.

27 febbraio 2015
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