Arriverebbe nientemeno che dal pesto una nuova minaccia per l’ambiente. A sostenerlo un biologo statunitense, Jonathan Slaght, secondo il quale la responsabilità di tale pericolo ricadrebbe sulla “raccolta selvaggia” di pinoli, tra gli ingredienti principali della celebre salsa.

Secondo Slaght, membro della Wildlife Conservation Society, il consumo di pesto starebbe minacciando la sopravvivenza molti boschi ora popolati di pini, esponendoli quindi al rischio deforestazione. L’allarme sulla raccolta senza criterio di pinoli è stato lanciato dal biologo sulla pagine del quotidiano statunitense The New York Times.

Il problema ruoterebbe intorno alle ingenti importazioni di pinoli, soprattutto per quanto riguarda gli USA, provenienti dalle foreste russe e asiatiche. Un mercato che esporrebbe a gravi rischi per la loro stessa sopravvivenza orsi, scoiattoli striati, cervi reali e orsi neri, che questi piccoli alimenti ricavano preziose calorie per l’inverno. Un problema che mette a rischio però anche i boschi coreani, come spiega Slaght:

L’intero ecosistema dei pini coreani potrebbe collassare se la raccolta selvaggia di pinoli prosegue.

Una possibile alternativa all’utilizzo di pinoli per la realizzazione del pesto viene proposta dallo stesso Slaght, che suggerisce l’impiego di anacardi, noci, pistacchi e mandorle.

Una proposta però subito rifiutata da alcuni chef liguri, legati alla ricetta tradizionale del pesto alla genovese. Una soluzione non particolarmente gradita neanche a Slow Food, che attraverso la portavoce Paola Nano fa sapere come ritenga accettabile l’utilizzo di pinoli, a patto però che provengano da raccolte sostenibili locali e non da importazioni massive dall’est.

28 ottobre 2015
I vostri commenti
ferdinando mazzolari, giovedì 29 ottobre 2015 alle12:59 ha scritto: rispondi »

in tutte le cose ci possono essere i pro e i contro,,, ma una fesseria come questa non ha limiti... è proprio vero che l'ignoranza non ha limiti

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