Il nucleare ci salverà dal global warming, lettera shock di quattro scienziati

Sarà il nucleare ad aiutarci a combattere il surriscaldamento globale: sono le parole di quattro scienziati di fama mondiale, che hanno inviato una lettera all’Associated Press e a vari gruppi ambientalisti internazionali. Secondo i ricercatori, infatti, energia eolica e solare non arriveranno a svilupparsi in tempo per incidere realmente sulle condizioni climatiche: il nucleare non può essere abbandonato.

I nomi sono di tutto rispetto: a firmare la missiva sono stati James Hansen, che lavorava alla NASA, Ken Caldeira della Carnegie Institution, Kerry Emanuel del MIT e Tom Wigley dell’Università di Adelaide, Australia. E anche il messaggio è chiaro: è irrealistico fare affidamento solo su sole e vento, bisognerebbe investire in modo più massiccio nella ricerca sul nucleare.

Il motivo, scrivono nella lettera i quattro scienziati,è semplice:

Fonti di energia come eolico e solare non riusciranno a crescere abbastanza in fretta: con questi livelli di riscaldamento del pianeta e con l’aumento sempre più vertiginoso delle emissioni nocive, non possiamo permetterci di mettere da parte questa tecnologia.

I ricercatori hanno poi precisato: nessuna opposizione a fonti pulite come energia eolica e fotovoltaico, che loro stessi hanno contribuito a diffondere, ma gli ambientalisti devono capire che queste da sole non possono risolvere il problema globale.

Non è realistico pensare a un futuro senza nucleare: chi dice di credere a questa favola, sta barando. Serve investire in impianti e tecnologie nucleari più sicure e produttive

Mentre si attendono le reazioni degli ambientalisti, la lettera fornisce sicuramente un assist al governo inglese, che proprio qualche settimana fa ha dato il via alla costruzione della nuova centrale nucleare Hinkley Point C, i cui lavori sono stati affidati alla francese EDF.

4 novembre 2013
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I vostri commenti
Paolo, lunedì 19 maggio 2014 alle20:42 ha scritto: rispondi »

Pienamente daccordo con l'articolo, malgrado i soldi spesi in incentivi (in Italia nel 2013 per il solo fotovoltaico 7 miliardi di € pagati da tutti sulle bollette) il fotovoltaico contribuisce a meno dell'1% a livello mondiale alla produzione di energia elettrica. Che la situazione sia drammatica lo si può vedere dal rapporto dell’IEA: “Traking Clean Energy progress 2013” (scaricabile dal web) in cui si osserva che le tonnellate di CO2 emesse per unità di energia prodotta, non sono cambiate negli ultimi 20 anni. Nel rapporto si legge che nel1990 si producevano 2,39 tonnellate di CO2 per ogni TEP di energia prodotta (con fossili, rinnovabili e nucleare), nel 2012 se ne producevano 2.37. Un miglioramento “impercettibile” che dimostra l’insuccesso delle politiche sin qui adottate per ridurre la CO2, perché l’indice è relativo, non tiene conto dell’aumento di circa 1/3 della produzione mondiale d’energia, avvenuto nel corso di questi 22 anni, per cui le emissioni di CO2 sono restate stabili in percentuale, ma sono cresciute in valore assoluto sino ad arrivare, nel 2010, a 34 miliardi di tonnellate annui (100 volte quelle naturali emesse soprattutto dai vulcani, rompendo l'equilibrio che esisteva sino alla metà del 1800 con la natura) Convinciamoci il problema sono i combustibili fossili, qualunque cosa aiuti a ridurli sia essa rinnovabile o nucleare ben venga... Veder nucleare e rinnovabili in contrapposizione è del tutto assurdo, almeno dal punto di vista del futuro del pianeta.

giuseppe, martedì 5 novembre 2013 alle21:06 ha scritto: rispondi »

Un consiglio ai 4 "scienziati", andate a zappare, ne guadagneremo tutti.

Fabio (Mesagne), martedì 5 novembre 2013 alle13:22 ha scritto: rispondi »

La fissione ha comunque raggiunto standard di sicurezza elevatissimi ed in più adesso si è in grado di bruciare parzialmente le scorie. Comunque, che le fonti pulite siano sufficienti a risolvere i problemi energetici lo pensano solamente gli italiani abbindolati dalle favolette da Alice nel paese delle meraviglie propinate dai Grillo e dai Vendola. Che infatti ha reso la parte meridionale della puglia un deposito di pannelli solari che poco ci manca che ce li piantino anche nel culo. Il risultato è la distruzione di ettari ed ettari di campi senza che la centrale a carbone di Cerano abbia minimamente ridotto la sua produzione. Bell'acquisto, veramente. Applausi. Ovazioni.

Cloubu, martedì 5 novembre 2013 alle10:01 ha scritto: rispondi »

@ mex silvio Secondo il tuo ragionamento anche il geotermico dovrebbe innalzare le temperature. E' basato su un ciclo termodinamico che necessita di raffreddamento e quindi cessione di calore all'ambiente (sotto forma di vapore acqueo se ci sono le torri di raffreddamento). Il problema dei combustibili fossili non sta nella cessione di calore (che ha un peso praticamente irrilevante) ma nella produzione di CO2 che è considerato il gas che sta causando l'innalzamento delle temperature. Anche il vapore acqueo è un gas serra, ma il contributo antropico nell'aumento di questo gas nell'aria è assolutamente trascurabile (mentre per la CO2 no). @ arturo terragni Sono d'accordo che sarebbe meglio puntare sulla fusione, ma oltre ad essere terribilmente costosa ci sono dei problemi tecnici che per almeno altri 30-50 anni non si riuscirà a risolvere in modo semplice e soprattutto economico. Secondo me occorre puntare su più strade, non esiste una soluzione unica, dipende dal contesto e da altri fattori. E' necessario investire e studiare sempre di più cercando di non andare verso idee utopistiche o difficilmente realizzabili ma cercando le soluzioni ottime da più punti di vista... Nucleare a fissione e combustibili fossili ci accompagneranno ancora per molto tempo, accompagnati e sostenutio sempre di più dalle fonti rinnovabili come eolico, geotermico, solare termodinamico, biomasse e solare fotovoltaico.

Luigi Fiorin, martedì 5 novembre 2013 alle0:31 ha scritto: rispondi »

Chi ricerca ritrova, dice il proverbio! Ancora però non si sono "ritrovati" siti sicuri nel tempo per scorie radiattive immortali, ma si vogliono, comunuque, nuove centrali, 15-20 anni per costruirle, a quali costi alla francese, poi 35 anni di vita. Allora, le vecchie centrali degli anni '70 sono morte che camminano o vengono ringiovanite anagraficamente come patetiche, vecchei signore? E quanto costa "decommissioning"? Nel giardino di Formigoni certo non si sa quanto ancora dovrà pagare l'Italia, che col nuclrare non centra più! Nel rispetto di tante vittime fino a Fukushima, non è ancora ora di essere più seri e responsabili nei confronti della nostra unica TERRA , "RICERCANDO" di preservarla, con quel che resta di Biodiversità, per le future generazioni?

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