I delfini sono animali intelligenti, tra loro comunicano e si identificano, mentre alcuni suoni e fischi equivalgono ai loro nomi. Molti studi sono incentrati su questa comunicazione sonora e da anni confermano come questi animali siano in grado di interagire tra loro. La curiosità legata a questa serie di vocalizzi ha origini lontane: sin dagli anni 60 se ne studia la complessità. Inoltre le vibrazioni e gli ultrasuoni emessi avrebbero un potere benefico sulle persone.

I loro dialoghi si basano su sonorità molto complesse delle nostre, sia come altezza vocale che come profondità. Inoltre il loro è un vocabolario vario, che mettono in pratica con costanza, perché adorano comunicare ovvero chiacchierare. Non solo: amano imitare le sonorità che circondano la loro vita compreso il linguaggio umano. Il loro dialogo viene spesso definito come un canto, perché molto equilibrato e armonico. E grazie all’incredibile capacità di apprendimento, i delfini, sono in grado di imparare e comprendere il linguaggio dei segni.

Inoltre possiedono la grande capacità di ascoltare e avvertire l’ambiente che li circonda, un mondo acustico dove echi e sonorità definiscono contorni, distanze, forme, grandezze e spessori delle forme di vita o degli oggetti. Sono animali sensibili, delicati, molto attenti, in grado di accorrere in aiuto se necessario e per questo spesso impiegati nella pet therapy. Ogni gruppo di delfini possiede un proprio linguaggio, identificabile come un dialetto che si sviluppa nel tempo e diventa un segno di riconoscimento tra esemplari della stessa comunità.

Come spiega Massimo Azzali del Cnr:

I delfini comunicano usando due linguaggi o segnali acustici: i suoni (frequenza 20kHz), detti segnali di vocalizzazioni, e gli ultrasuoni (frequenza tra 20 e 200 kHz), detti segnali sonar o di ecolocalizzazione.

Sono due vocalizzazioni differenti, i primi sono innati e determinano la reazione emotiva dell’animale agli agenti esterni come gli stati di rabbia, paura, di forte stress o durante il corteggiamento. Nel secondo caso il dialogo appare più complesso da comprendere e da imparare e i delfini più giovani sono tenuti a seguire un periodo di apprendimento sin dalla pancia della madre. Come sottolinea nuovamente Massimo Azzali del Cnr:

La condivisione delle percezioni/evocazioni che scaturiscono dai segnali sonar si imparano con il tempo e richiedono che nella comunità si sia formato un linguaggio sonar comune, ovvero una connessione suoni-immagini acustiche che valga per l’intera comunità.

Dopo questa fase, lunga anche quattro anni, l’animale avrà appreso e assimilato tutti i segnali necessari per la comunicazione tra simili, così da stabilire legami sociali e comunitari per una perfetta integrazione.

21 agosto 2013
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