Il Giappone non dirà addio al nucleare dopo Fukushima

La vittoria del Sì in Italia al referendum contro il nucleare inizia ad avere ripercussioni in tutto il mondo. Persino in Giappone, terra del recente disastro di Fukushima, il ministro nipponico dell’Economia, il Commercio e l’Industria Banri Kaieda si è visto porre domande in merito: “il Giappone seguirà l’esempio dell’Italia?”. La risposta, in perfetto stile politichese, del Ministro avrà però lasciato di sasso gli anti-nuclearisti giapponesi:

Il nucleare rimarrà uno dei quattro pilastri della politica energetica del Paese. È importante equilibrare i passi verso la denuclearizzazione e gli attuali problemi di rifornimento energetico.

Non proprio la reazione auspicata da gran parte del popolo nipponico. Il quale, come notano in tanti, sta iniziando perdere fiducia verso le istituzioni e verso i media centrali, colpevoli di minimizzare o far passare sotto silenzio i vari problemi che Fukushima ha generato e continua a generare. Esempio di questo distaccamento fra popolazione e istituzioni è probabilmente Naoko Okada, giornalista di XL (supplemento di Repubblica), che nel suo blog scriveva all’indomani del referendum italiano:

Invece nella terra dove vivo sono preoccupata da giorni, non so quali comportamenti dobbiamo adottare, ora che abbiamo saputo che di tutto quello che credevamo fosse fatto seguendo la buona volontà, dalle autorità, persino dalla Croce Rossa, non possiamo fidarci. I partiti dell’opposizione avevano presentato in Parlamento la mozione di sfiducia contro il governo, ma è stato respinta il 2 giugno, anche perché il Primo Ministro Naoto Kan ha espresso la sua intenzione di dare le dimissioni quando la situazione nelle zone devastate e della centrale nucleare di Fukushima saranno migliorate, evitando però di chiarire il periodo preciso delle sue dimissioni.

Ed è recentissima la notizia del ritrovamento di materiale radioattivo nei corpi di due balenottere. Se anche la quantità non è tale da destare allarme, gli esperti si sono detti sicuri: è l’effetto dell’incidente alla centrale di Fukushima.

15 giugno 2011
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I vostri commenti
Grey80, mercoledì 15 giugno 2011 alle12:31 ha scritto: rispondi »

L'importante è che vadano verso una progressiva denuclearizzazione, in concomitanza con lo sviluppo di fonti energetiche alternative. Ovvio che non possano dall'oggi al domani spegnere tutte le centrali...forse temporaneamente, ma non per un periodo troppo prolungato. Il Giappone non può importare energia elettrica come possiamo fare noi o i tedeschi, essendo un'isola. La loro situazione è più complicata.

ruggero, mercoledì 15 giugno 2011 alle12:00 ha scritto: rispondi »

il VERO motivo per cui il Giappone non dirà addio al nucleare è molto semplice: NON PUO'... le centrali non sono interruttori... ON-OFF acceso-spento... una centrale quando l'hai accesa la puoi spegnere solo dopo moltissimi anni, puoi rinunciare a produrre energia ma come dimostrano le nostre di Trino, Caorso, Latina, Montalto e Garigliano, continueranno per decenni a produrre guai... diversa sarebbe la domanda così formulata: Valeva la pena che il Giappone scegliesse una via senza ritorno come quella del nucleare? Fukushima (e speriamo mai più altre) è la risposta!

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