Il futuro sarà delle energie rinnovabili, parola di Greenpeace

Greenpeace non ha dubbi, il futuro della produzione energetica mondiale passa per la “verde” via delle rinnovabili. Sono queste infatti le conclusioni cui giunge il nuovo rapporto The Silent Energy [R]evolution. Il rapporto (in Inglese) è liberamente scaricabile e parte dall’analisi di un dato bruto: un quarto della potenza energetica installata nell’ultimo decennio riguarda le fonti di energia rinnovabile.

Un boom che ha raggiunto il suo apice (per ora) nel 2010. Per capire bene le cifre, basti pensare che l’eolico ha fatto da solo in un anno quanto il nucleare ha fatto in 10. E se il paese emergente per eccellenza, la Cina, sta investendo tantissimo in nucleare e carbone (circa l’80% delle nuove centrali sono state costruite nella terra dei mandarini), la quantità di investimenti verso l’eolico è anche maggiore.

Come ha sottolineato Sven Teske di Greenpeace International:

Quanto successo in quest’ultimo decennio dimostra che oggi i governi possono fare una scelta semplice e chiara: rinunciare a fonti pericolose come il nucleare e il carbone e puntare sulle rinnovabili non solo per salvare il clima, ma anche per garantire sviluppo e occupazione.

Se tutti questi dati non possono che essere considerati positivi, il 2010 è stato anche l’anno di un boom inverso. Infatti, Andrea Boraschi di Greenpeace Italia ha precisato:

il 2010 è stato, per quello che riguarda le emissioni di CO2, un anno pessimo. è stato un anno che è tornato a far segnare un inversione di tendenza, che aveva coinciso con la crisi economica, e ha fatto registrare un 5% di emissioni in più rispetto al 2008. Sono state rilasciate nell’atmosfera 30,6 miliardi di tonnellate di CO2. Si tratta di un passo indietro molto preoccupante perché apre a degli scenari critici rispetto all’innalzamento delle temperature globali.

Segno che il cammino verso una società eco-compatibile si scontra ogni giorno con le contraddizioni interne del nostro mondo ed è ancora tanta la strada da percorrere.

23 giugno 2011
I vostri commenti
stefano busetto, venerdì 9 agosto 2013 alle16:22 ha scritto: rispondi »

il link "the silent revolution e' faulty

Enzo R., sabato 25 giugno 2011 alle9:12 ha scritto: rispondi »

Se si vuole dare un contributo efficace ad una politica energetica e ai cittadini per capire come cambia il mondo dell'energia occorre anche mutare radicalmente il modo di presentare i dati pertinenti. Continuare, come fa Greenpeace, a parlare di potenza installata e non di energia prodotta confonde totalmente le idee a chi non è in grado di distinguere il kW dal kWh, vale a dire almeno l'85% della popolazione (dato ottimistico per il nostro Paese). La potenza di una qualsiasi centrale termoelettrica "convenzionale" consente facilmente di capire quanta energia è in grado di produrre, sapendo che potrà erogare con continuità per almeno 7500 ore/anno, tenendo conto del periodo di manutenzione. Per un generatore eolico o solare non è così, per cui è fondamentale fornire i dati su quanta energia ha prodotto in certo periodo e/o le stime su quanta ne potrà fornire. Uscendo dal superato, almeno in Italia, "nucleare sì-nucleare no" occorre stabilire quanta energia necessita, con quali generatori produrla (compreso il generatore virtuale rappresentato dal risparmio energetico) e con quale impatto sul bilancio energetico, finanziario e ambientale (le energie rinnovabili esigono energia per essere sfruttate, non sono gratis per la comunità e anch'esse hanno un impatto sul territorio). Tutto il resto sono chiacchiere, che rischiano di sollevare sospetti sulla buona fede di chi le diffonde.

Pippo, venerdì 24 giugno 2011 alle10:04 ha scritto: rispondi »

In Italia, si stanno rovinando paesaggi ma sopratutto vita delle persone che hanno scelto di rimanere in campagna, installando torri eoliche alte 100 metri anche dove non c'è vento (cmq con gli incentivi si guadagna) a pochi metri dalle abitazioni. Il tutto con la benedizione di Greenpeace e della lobby delle rinnovabili.

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