Sono passati già sette anni da quando il professor Stephen Leeb, docente al Mit, ha ideato le prime “luci parlanti”, ovvero un nuovo tipo di trasmissione di dati che utilizza la luce delle lampadine tradizionali.

Da allora il progetto si è sviluppato, è uscito dal laboratorio ed è diventato azienda, la Talking Lights.

Questo nuovo sistema di trasmissione appare sostanzialmente semplice: tramite un sistema di resistenze collegate alle sorgenti luminose si riesce a modulare la luce emessa, quindi a trasmettere dati, che vengono poi letti da un apposito ricevente ottico.

Questo tipo di tecnologia permetterà di sostituire le antenne wireless oggi utilizzate con semplici luci LED, offrendo molteplici vantaggi. Le lampadine ad incandescenza di oggi infatti,una volta sostituite dalla luce dei LED, non solo trasmetteranno, in maniera impercettibile all’occhio umano, dati wireless all’interno di una stanza, ma consentiranno un notevole risparmio energetico; i dati trasmessi inoltre saranno anche più sicuri, in quanto non possono essere intercettati all’esterno, dove non arriva la luce. Non irrilevante la velocità di trasmissione: i LED possono trasmettere ad una velocità di 10 megabit al secondo, battendo il WiFi.

Una zona illuminata a LED consentirebbe quindi di risparmiare sulla bolletta, ridurre i consumi energetici e avere a disposizione una connessione a Internet wireless più veloce e più sicura.

Attualmente il progetto ha ottenuto finanziamenti dalla National Science Foundation, e ha avviato una collaborazione con lo Spaulding Rehabilitation Hospital di Boston, che sta sperimentando il sistema Talking Lights utilizzandolo come una sorta di navigatore all’interno della struttura ospedaliera, per aiutare i pazienti con problemi dell’orientamento spaziale, causato da traumi o malattie quali la sindrome di Alzheimer.

12 gennaio 2009
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