Fotovoltaico oltre gli incentivi: presente e futuro

Fotovoltaico in arretramento? Non si direbbe rispetto ai dati che stanno arrivando nelle ultime settimane. Se da un lato il prezzo degli impianti continuerà a calare, è previsto almeno un 30% al 2017, le installazioni continueranno. E a dirlo non sono gli ambientalisti, ma Bloomberg che ha comunicato le previsioni delle installazioni che per il 2014 saranno, a livello mondiale, di 45 GWp – erano 37 GWp nel 2013 con un aumento del 24% rispetto l’anno precedente – dato ampiamente condiviso da altri analisti, mentre per gli sviluppi futuri Npd Solarbuzz afferma che si arriverà a oltre 100 GWp, installati l’anno, dal 2018. Per dare un’idea si tratta della potenza elettrica in grado di produrre l’equivalente di dieci reattori nucleari d’ultima generazione Epr, oppure 24 cicli combinati a gas naturale, ma senza scorie radioattive e CO2.

Insomma, finita la stagione degli incentivi, che però hanno avuto il pregio di portare a maturità industriale il settore del fotovoltaico, l’energia solare sembra essere sulla buona strada per un consolidamento industriale, nel quale osserveremo diversi fenomeni. Il primo sarà quello della sostenibilità economico-finanziaria delle aziende produttrici di sistemi che saranno tra l’incudine e il martello rappresentato dai volumi e dai cali del prezzo per Wp installato.

Non sfugge a nessuno, infatti, che i prossimi anni saranno complicati per chi ha sviluppato linee di produzione dimensionate ai volumi di mercato di un paio d’anni addietro, senza fare i conti con la diminuzione di marginalità dovuta al calo dei prezzi e al calo dei volumi, gonfiati, dagli incentivi. I prossimi tre anni, infatti, saranno problematici per queste aziende alle quali saranno richiesti nervi saldi e prospettive di medio periodo per traghettarsi verso un orizzonte che già oggi si prospetta positivo, ma al quale dovrebbe credere anche il sistema creditizio. Certo uno degli elementi fondanti del mercato fotovoltaico dei prossimi anni sarà una minore volatilità, dipendente da una minore dipendenza del settore dagli incentivi, ma anche e sopratutto dall’impossibilità del settore fossile d’abbassare i prezzi di produzione in maniera drastica, nonostante lo shale gas negli Usa. E proprio dagli Stati Uniti arrivano, infatti, notizie d’agitazione da parte delle utilities che vedono nel fotovoltaico, unito all’accumulo, un temibile concorrente da battere fin d’ora, mentre le utilities europee, dove le reti sono di qualità migliore, chiedono a gran voce il capacity payment per difendere investimenti poco avveduti, come quelli fatti in Italia nell’ultimo decennio sul ciclo combinato, dove si sono installati ben 21 GWe in poco più di dieci anni.

Minori margini e maggiori volumi saranno quindi i punti cardine con i quali dovranno fare i conti nei prossimi tre anni i produttori di sistemi, mentre differente sarà la questione per i produttori d’energia che dovrebbero avere vita più semplice. L’alta bolletta energetica, infatti, avvicinerà la grid parity – sia ben inteso sul lato utenza – e sempre più soggetti troveranno convenienza sull’autoconsumo che se unito all’efficientamento energetico potrebbe abbattere, definitivamente, le bollette sia degli utenti domestici, sia delle piccole e medie imprese. Oggi la vera sfida è l’accumulo che avrà un trend in discesa anche lui, per quanto riguarda i costi, e che troverà, se sarà adeguato il quadro normativo, ulteriore redditività nel fornire servizi di rete. Da non sottovalutare, infine, la capacità collaborativa dei distretti industriali che potrebbero ritrovare coesione e competitività, sotto al profilo energetico, sul fronte della generazione distribuita da fonti rinnovabili per autoconsumo. Modello, questo, che si potrebbe espandere anche ai cittadini che diventeranno così coprotagonisti delle sorti energetiche dei territori nei quali vivono.

21 aprile 2014
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