L’eccesso di anidride carbonica rilasciata in atmosfera può arrivare dalle fonti più impensabili. Si è soliti collegare il carbon footprint dell’uomo al consumo di energia elettrica, ai gas nocivi dai tubi di scarico, ai fumi dovuti al riscaldamento delle abitazioni. E se anche un oggetto tanto semplice come le scarpe da corsa fosse una minaccia per l’ambiente?

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Lo rivela uno studio condotto da Asics in collaborazione con il MIT: produrre un paio di normale scarpe da runner può portare all’emissione di 13 chili di CO2, pari all’impatto ambientale di una lampadina da 100 Watt accesa per un’intera settimana. Sono circa 360 i passaggi necessari per realizzare un paio di scarpe da corsa e, proprio grazie alla collaborazione con il MIT, Asics conta di alleggerire questo processo per rendere i propri prodotti più ecocompatibili.

Il ciclo di vita di un paio di scarpe si divide in cinque stadi: i materiali, la produzione, l’uso, il trasporto e lo smaltimento. A discapito di quanto si potrebbe immaginare, non sono i rifiuti né il trasporto a generare le più grandi emissioni di anidride carbonica, bensì la produzione. Analizzando oltre 65 modelli diversi di calzature, si è infatti scoperto come la maggior parte sia fabbricata da strutture cinesi, dove gli impianti sono largamente alimentati da energia prodotta dal carbone o altri combustibili fossili, i più pesanti in termini di impatto sull’ambiente. I processi manifatturieri, inoltre, sarebbero poco ottimizzati: gran parte dei materiali ancora utilizzabili finirebbe negli scarti, mentre poco sapiente sarebbe la realizzazione delle componenti più piccole delle scarpe, quelle dove colla e altri elementi chimici vengono abbondantemente adoperati.

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Per ridurne il carbon footprint, il MIT ha proposto di gestire in modo integrato tutte le fasi della fabbricazione. Innanzitutto, gli scampoli di tessuto finiti negli scarti possono essere facilmente riutilizzati per altre calzature, ottimizzando quindi l’approvvigionamento. Si possono poi introdurre processi unificati di taglio, cucitura e saldatura, affinché il prodotto non debba passare per tre macchinari diversi e addirittura tre linee di produzione differenti. Infine, si può totalmente ripensare il modo con cui gli impianti vengono alimentati, abbandonando il ricorso ai combustibili fossili e optando invece per le energie rinnovabili.

3 giugno 2013
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