Nel 2011, a livello globale, l’uso del carbone è cresciuto del 5,4%. Il dato è riportato nell’ultimo Statistical Review di BP e sembra in controtendenza con quanto abbiamo raccontato negli ultimi mesi. Come lo storico calo del carbone sotto la soglia del 40% nella generazione elettrica in USA, o le lamentele di AssoCarboni sul mix energetico italiano, con troppe rinnovabili e gas.

L’incongruenza si spiega con il fatto che sono in corso due dinamiche distinte e separate: mentre America ed Europa diminuiscono l’uso del carbone (sia nelle centrali elettriche che nei forni industriali) i paesi emergenti dell’Asia lo aumentano a dismisura. Si vede bene nel grafico di BP, infatti, che mentre Africa, Medio Oriente, Europa, America del nord, centrale e del sud scendono l’Asia pacifica (in arancione nel grafico) sale con un picco incredibile.

Succede così che il carbone arriva a coprire, per l’anno scorso, il 30,3% del fabbisogno energetico mondiale. Un dato che non si raggiungeva dal 1969 e che ben spiega come mai il 2011 abbia fatto segnare un record nelle emissioni di CO2 a livello mondiale.

Ma nel report di BP ci sono anche buone notizie: quelle che riguardano le energie rinnovabili, cresciute del 17,7%. Il solare, in particolare, è cresciuto dell’86,3% rispetto al 2010 (merito anche di Italia e Germania). Tuttavia l’intero comparto delle rinnovabili, nel mondo, non supera il 2,1% della produzione totale di energia (termica ed elettrica).

Fonti: BP Statistical Review, Treehugger

15 giugno 2012
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