Quanto costa il carbone in termini di spesa sanitaria? Quanti decessi sono riconducibili all’utilizzo dei combustibili fossili? A queste domande hanno dato una risposta ieri gli ambientalisti del WWF, gli esperti dell’Associazione Medici per l’Ambiente e l’Ordine dei Medici della provincia di Savona, riuniti nel convegno “L’impatto sanitario del carbone – la funzione sociale del medico: promotore di salute e di ambiente”.

In base ai dati esposti ogni anno in Europa ben 18.200 morti sono causate dal carbone mentre i costi sanitari ammontano a 42,8 miliardi all’anno. Stando alle cifre presentate dall’associazione europea Heal, Health and Enviroment Alliance, chiudere tutte le centrali elettriche a carbone presenti sul territorio europeo permetterebbe di risparmiare 2.100.000 giorni di cure farmacologiche. Per citare un esempio, a livello locale la chiusura in Italia della tanto contestata centrale termoelettrica di Vado Ligure salverebbe ogni anno 48 persone.

Il carbone detiene la maglia nera tra gli inquinanti, superando persino il petrolio a causa della massiccia emissione di sostanze tossiche e cancerogene dall’effetto devastante sull’organismo umano, dai livelli di PM 2.5 alle diossine, del benzopirene all’arsenico. Senza dimenticare l’impatto del mercurio generato dalla combustione del carbone, nocivo non solo per l’uomo, ma anche per tutti gli altri esseri viventi e gli ecosistemi.

La spinta verso l’efficienza energetica e le energie rinnovabili arriva anche dalle associazioni dei medici, stanchi di assistere impotenti a una vera e propria strage silenziosa ogni anno. La British Medical Association ha deciso di investire nelle energie rinnovabili, rinunciando alle sue partecipazioni nelle società attive nel settore dei fossili.

Dall’asma al cancro, dalle patologie respiratorie alle malformazioni del feto, dalla contaminazione della catena alimentare alle malattie cardiache, tanti sono gli effetti nocivi delle centrali a carbone che si attenuerebbero con una transizione energetica verso le energie pulite. Ogni anno passato senza fare progressi in questa direzione costa all’Europa ingenti perdite umane ed economiche.

16 luglio 2014
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