Il cambiamento climatico restringe gli animali

Il riscaldamento climatico agisce negativamente sull’ambiente e in particolare sulla crescita delle specie animali. A segnalarlo è uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), e condotto dai ricercatori dell’università di Londra Queen Mary e dell’università di Liverpool. Le vittime preferite sono le specie acquatiche, in particolare i pesci più piccoli.

L’azione poderosa del riscaldamento globale potrebbe compromettere la catena alimentare e inevitabilmente agirebbe negativamente anche sull’uomo. A causa dei cambiamenti climatici le dimensioni dei pesci e delle specie acquatiche subirebbe un rimpicciolimento sostanziale. Maggiore in percentuale rispetto all’azione sopportata dagli animali di terra. Secondo Handrew Hirst, autore dello studio presso l’Università Queen Mary di Londra, a causa dell’innalzamento della temperatura:

«Le specie acquatiche si rimpiccioliscono del 5 per cento per ogni grado di riscaldamento e gli animali che vivono sulla terraferma si riducono in media di solo mezzo punto percentuale».

È una vera problematica che agisce anche sul fabbisogno alimentare mondiale, in particolare nei confronti dei 3 miliardi di persone che si nutrono prevalentemente di pesce. Specialmente quelle popolazioni dove la pesca è la fonte principale di lavoro e di unico nutrimento. Ad agire negativamente sulla crescita è la scarsità di ossigeno presente in acqua. Quantitativo in netta diminuzione a causa dell’eccessivo calore, il quale modificherebbe l’ecosistema dei fondali marini.

Minore l’ossigeno presente in acqua maggiore risulterà l’involuzione fisica dei pesci e delle specie marine. Una particolarità negativa che contribuirà alla diminuzione delle dimensioni, favorendo la lotta per la sopravvivenza e la temibile estinzione.

14 novembre 2012
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