Temperature più calde su tutto l’emisfero, maggiori percentuali di CO2, e un dilatarsi delle stagioni propizie, sono tre fattori che aumentano la rapidità di crescita di moltissime specie di alberi. Queste circostanze hanno spinto recentemente gli studiosi dello Smithsonian Environmental Research Centre a sostenere l’audace ipotesi che il cambiamento climatico possa accelerare la crescita degli alberi.

La ricerca frena subito gli entusiasmi, sottolineando i due “ma” del fenomeno. Il primo, che non tutti gli alberi traggono beneficio dalla maggiore presenza di anidride carbonica nell’aria. Il secondo, che questo processo comunque non ha la dimensione e la forza tali da invertire o arrestare in qualche modo il trend del global warming.

I risultati sono stati raggiunti dallo studio monitorando la crescita di 55 esemplari provenienti da diverse specie, e confrontando le tracce della crescita degli ultimi 100 anni, con quelli degli ultimi 17, quando gli effetti del riscaldamento globale hanno iniziato a farsi sentire.

I risultati hanno mostrato un evidente e puntuale aumento del ritmo di crescita, dovuto, secondo gli scienziati, ad un più intenso processo di fotosintesi delle piante, a sua volta dato dalla maggiore CO2 nell’aria.

Da una parte questa scoperta può essere annoverata tra i pochi segnali positivi e di “autofreno” del cambiamento climatico, che ha tra le sue cause principali (circa il 30 per cento) il disboscamento selvaggio delle foreste primarie.

Dall’altra, come già detto, il fenomeno assume un’importanza purtroppo solo marginale: l’ottica per arrestare il problema del global warming non può che essere quella di ristabilire l’equilibrio terrestre perduto.

9 febbraio 2010
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I vostri commenti
francesco, mercoledì 10 febbraio 2010 alle21:14 ha scritto: rispondi »

grazie per il contributo! Infatti, come ho più volte specificato lo studio va preso con il peso di una piccola novità, che potrebbe essere indicativo di qualche più ampio fenomeno. Va detto anche che gli stessi alberi che beneficiano, secondo gli autori dello studio, non lo faranno per sempre, ma prima o poi anch'essi raggiungeranno un limite di saturazione... Insomma, come in chiusura del post, la risposta al cambiamento climatico non può che arrivare da un ripristino degli equilibri, non certo nella speranza che qualche nuovo equilibrio possa essere in qualche modo favorevole! Ciao

ziomaul, mercoledì 10 febbraio 2010 alle20:47 ha scritto: rispondi »

Veramente il documento dice "in alcune zone" dato che in altre il riscaldamento "brucia" le piante. Dunque da una parte crescono ma da altre appassiscono! Nel documento si evince che solo pochissime piante e molto limitatamente (1% fino 5%) traggono vantaggio dalla maggior CO2. Mentre moltissime piante sono "intossicate" dalla maggior CO2 perché l'eccesso di una sostanza buona diventa cattiva. Poi c'è l'obiezione che la CO2 produce acidità all'acqua piovana (pioggia acida, non solo dallo zolfo) diminuendo la crescita di molte piante se non inibendola. Ciao

Ratamusa, mercoledì 10 febbraio 2010 alle11:15 ha scritto: rispondi »

Questo significa che il nostro pianeta sta cercando, in qualche maniera un riequilibrio. Sui tempi più lunghi di quelli ipotizati da quell'istituto che ragiona, temo, intermini un po' troppo antropocentrici....

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