Tra protocolli internazionali, norme comunitarie, leggi sempre più restrittive sembra un controsenso, ma di tale affermazione è convinto Lars Josefsson, Presidente e CEO di Vattenfall, niente meno che il quarto maggior produttore e fornitore europeo di energia elettrica. Parlando a nome del Combat Climate Change, associazione che raggruppa 55 multinazionali del calibro di General Electric, BP, Citigroup, HP e Volvo, ha dichiarato che il business rappresenta una soluzione concreta alla lotta ai cambiamenti climatici e per tale motivo si vuole fare massa critica per arrivare alla conferenza ONU di Poznan (dicembre 2008).

Ma come intendono le multinazionali, spesso grandi accusate, contribuire alla riduzione dell’anidride carbonica e dei gas tossici-nocivi responsabili del cambiamento climatico e dell’inquinamento?

Il Combat Climate Change crede che il rispetto dei protocolli internazionali sul clima sia un opportunità anziché un imposizione e che dall’impostazione di nuovi parametri ambientali possa sorgere una virtuosa spinta economica.

Certo è che la posizione del Combat Climate Change lascia spazio a diversi interrogativi, in quanto al suo interno sono presenti diverse multinazionali del petrolio che spesso e volentieri si sono rese protagoniste delle battute d’arresto alle ratifiche internazionali sul clima, ma sicuramente la dichiarazione del suo Presidente rimane autorevole.

Inoltre è notizia, come riportato dal sito di La Repubblica, che il Combat Climate Change ha sottoscritto in questi giorni l’appello dell’ONU affinché nel 2009 vengano poste le basi per il rilancio del protocollo di Kyoto.

Joseffson ha inoltre criticato il lassismo e la lentezza della politica nel fronteggiare i temi promossi dalla associazione che presiede:

Malgrado la crisi economica globale siamo molto ottimisti, i vertici industriali devono dimostrare quella capacità di leadership e buon senso che manca alla politica

La dichiarazione fa subito pensare alle titubanze di alcuni paesi europei nella sottoscrizione del patto denominato 20-20-20 sottoscritto a Bruxelles per il contenimento dell’anidride carbonica prodotta dai paesi UE. Tra questi paesi figura anche l’Italia che ritiene troppo onerosi i parametri imposti. Secondo il Combat Climate Change e altri analisti la non adesione al trattato europeo sul clima comporterebbe un dazio pesante da pagare in futuro, anche in termini economici.

24 novembre 2008
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