La bicicletta è un mezzo di trasporto tornato di gran voga negli ultimi anni, soprattutto in quelle città in cui il traffico non permette di spostarsi agevolmente. Sarà forse per questo che in tutto il mondo, Italia compresa, sono apparsi numerosi servizi di bike sharing, ovvero di noleggio delle due ruote per spostarsi facilmente nei centri urbani. Secondo una recente indagine condotta dall’Earth Policy Institute, sarebbero oggi 500 le città dotate di bike-sharing in 49 nazioni del mondo, con un parco mezzi di almeno 500.000 biciclette.

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Un risultato incredibile se si considera come il bike sharing si sia affermato da meno di un lustro, eppure da Washington a Pechino, passando per Milano, le biciclette “in prestito” si rilevano davvero ovunque. E pensare che si tratta di un’iniziativa proveniente dalla metà degli anni ’60, quando ad Amsterdam 50 bici vennero dipinte di bianco e lasciate a libero uso dei cittadini. È stato poi in Danimarca che il servizio si è solidificato e reso globale, con una rete attiva dall’inizio degli anni ’90 formata da 1.000 biciclette e migliaia di prestiti l’anno. Peter Midgley, un esperto analista del trasporto pubblico, ha così definito il fenomeno:

Il bike sharing è il mezzo di trasporto che ha visto la più rapida crescita nella storia del Pianeta.

È stata però la tecnologia degli ultimi anni a rendere possibile un simile successo, perché fino a pochi anni fa le biciclette pensate per il bike sharing subivano ciclicamente atti di vandalismo, gli abbonamenti non venivano pagati e spesso le stesse due ruote venivano sottratte alle amministrazioni pubbliche. Oggi, grazie ai parcheggi elettronici e ai servizi di sorveglianza e tracciamento GPS, il bike sharing non è più un ghiotto bottino per ladri e ricettatori e, così, l’iniziativa ha potuto prendere il volo. La prima nazione che ha introdotto sistemi elettronici, oltre a Danimarca e Paesi Bassi dove la bici è una consuetudine, è la Francia. Già nel 1998 la città di Rennes, su proposta della società pubblicitaria ClearChannel, si è dotata di un parco di 200 mezzi tutti controllati elettronicamente. È seguito quindi Lione nel 2005 con il progetto Vélo’v, un successo incredibile con 1.500 bici a disposizione, e poi il sistema si è diffuso capillarmente in tutto il Paese, compresa la rete Vélib di Parigi. Non è da meno l’Italia, anche se in ritardo rispetto ai cugini d’oltralpe, con l’esperimento di successo di Milano, a cui segue Torino, Roma, Brescia, Trani e molte altre città.

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La rete più popolata di bikesharing, tuttavia, spetta alla grande Cina. Un fatto che non stupisce data l’estensione geografica e demografica della nazione, da sempre culturalmente in prima linea nell’uso della bicicletta. A inizio 2013 sono ben 79 i progetti cinesi avviati, per una flotta di ben 358.000 biciclette, più della metà di quelle in servizio nel resto del mondo. Insomma, il bike sharing piace proprio a tutti, in ogni parte del globo.

Foto: Bike Sharing | Shutterstock

27 aprile 2013
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