Il 9 maggio in arrivo il BiciDay

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La “questione ciclabile” in Italia ha una lunga storia di lotte e ritardi istituzionali. Si può dire che solo una minima parte delle nostre città è a dimensione bicicletta, pur essendo questa, potenzialmente, una delle migliori risposte all’inquinamento urbano e al traffico cittadino.

Vari gruppi ambientalisti si battono da anni nel tentativo di cambiare la situazione. Particolarissima e originale è, in questo senso, l’esperienza della Critical Mass – se vi è mai capitato di vedere, mentre restavate imbottigliati nel nostro traffico quotidiano, un gruppetto di decine (talvolta centinaia) di ciclisti uniti a fare “massa” contro le auto, saprete bene di cosa si tratta.

L’attuale governo dà, finalmente, segni di interesse al problema. Il Ministero dell’ambiente, con la collaborazione dell’ANCI e dell’ANCMA, ha lanciato per il prossimo 9 maggio la giornata della bicicletta.

La giornata prevederà diverse iniziative in diversi comuni e città, con tanto di premi per le località “ciclisticamente” più virtuose.

A dare manforte all’intero evento anche il mondo del ciclismo. Mario Cipollini e Paolo Bettini saranno i testimonial d’eccezione, mentre il patron del Giro d’Italia, Angelo Zomegnan, ha promesso che quest’anno la corsa sarà ad “emissione 0″, grazie alla piantumazione aggiuntiva dei parchi del Gargano, Cilento e Cinque Terre.

Contemporaneamente il Parlamento si presta ad approvare, però, un DL che porrà come obbligatorio il casco per i ciclisti. In questo senso, pur non ritenendo totalmente infondata la decisione, sentiamo di fare nostra la dichiarazione dei ragazzi della Critical Mass:

Ci pare che andare sui pedali con il casco in testa possa essere la priorità solo a due condizioni. Prima: avere strade lisce come un panno da biliardo. Seconda: avere piste ciclabili in tutti i centri sopra i 20mila abitanti. Altrimenti obbligare al casco è una forma di sussidiarietà che dispensa l’ente locale dai suoi compiti e grava solo sulle tasche del cittadino. Il tutto vestito di paternalismo ipocrita.

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  • ennio

    il casco ha un senso in funzione di una velocità maggiore tenuta da bici da corsa, siano esse condotte da professionisti o dilettanti (bambini compresi): per eventuali cadute, a velocità oltre i 15/18 km/ora il casco sicuramente proteggerebbe da traumi alla testa; ma per la maggioranza degli utenti che usano la bici per passeggiate o per spostamenti NON INQUINANTI, dove quasi mai si superano le succitate velocità, diventa un assurdo imporre il casco; io sono contrario alla sua adozione fuori dall’ambito bici da corsa; se si considera pericolosa la bici, allora dovrebbe diventare obbligatorio anche per i pedoni, che spesso si muovono a velocità simili a bici condotte da donne che fanno la spesa o da anziani, o da non abbienti che si muovono in bici solo perchè mancano le risorse per guidare auto (e comunque a tutto vantaggio dell’ambiente). Penso che il DL sia sostenuto non da una reale volontà di garantire il cittadino, ma SOLTANTO per interessi dei costruttori dei caschi.

  • bristol

    A palermo nelle piste ciclabili parcheggiano le macchine o ci fanno i chioschetti…. non basta fare le piste ciclabili, bisognerebbe anche mantenerle percorribili…

  • http://landofnowhere.splinder.com Guido Grassadonio

    Basterebbe in realtà fare le piste ciclabili con l’intenzione di farle davvero. In Sicilia – sono siciliano anche io -, ma un po’ in tutta Italia, le piste ciclabili sono un regalo pre elettorale delle varie amministrazioni, oltre che un modo per bandire un appalto in più…
    Ad ogni modo, la cultura della bici non è ancora molto diffusa giù, pur con delle significative eccezioni (mi è capitato di vedere la Critical Mass anche a Palermo).

  • tamigigi

    Ho la patente b ma non so guidare e cosi non mi resta che andare solo ed escusivamente in bici per la citta di Palermo.Il casco, deve essere obligatorio “per forza” sulle pioche piste ciclabili che non uso per via dei pali della luce e degli alberi.Conclusione “aspettiamo ancora le vere piste ciclabili olandesi” preferisco la openstreet e snobbo i marciapiedi.

  • marco

    penso anche io che nell’imposizione del casco per i ciclisti ci si possa leggere del paternalismo ipocrita, soprattutto perché non si vuole ancora accompagnare a questo genere di proposte di stampo prettamente securitario un reale sostegno all’uso della bici. da quando vivo a Roma di piste ciclabili credo di averne viste solo due, per non parlare del fatto che per non farti ammazzare dal suv o dalla smart di turno devi essere ancora più aggressivo di loro. bisogna ammettere però che qui da un po’ di tempo si sta sperimentando il bike-sharing, il che è un segnale positivo. ma rimane il fatto che la macchina rimane il mezzo più usato. un po’ perché non c’è la volontà di potenziare il trasporto pubblico, soprattutto quello pendolare, e un po’ perché le persone in genere sono convinte che per girare in bici a Roma, con tutti i suoi sali e scendi, ci sia bisogno di essere degli atleti, il che, io ne sono la prova, non è assolutamente vero.
    un esempio: da viale adriatico ad ostiense, senza sudare, io lo facevo in 45 minuti. e sono più di 12 chilometri in mezzo al traffico!