Ogni giorno il mondo della ricerca segna una nuova tappa nella scoperta di processi che rendono più sicura, economica ed efficiente la produzione e lo stoccaggio dell’idrogeno, una delle fonti pulite su cui si pongono più speranze per un futuro “no fossil”.

In particolare l’aspetto dello stoccaggio dell’idrogeno ha sempre creato problemi a causa della sua elevata infiammabilità. Ora però un gruppo di ricercatori, guidati da Qiang Xu, a capo della ricerca presso il giapponese National Institute of Advanced Industrial Science and Technology (AIST) e docente alla Graduate School of Engineering dell’Università di Kobe, insieme ai colleghi Qi-Long Zhu e Nobuko Tsumori, sembra aver trovato una buona soluzione.

Sono riusciti ad arrivare alla scoperta delle potenzialità dell’acido formico, o acido metanoico, liquido incolore dall’odore pungente e corrosivo che viene prodotto dalle formiche come urticante e utilizzato nella loro difesa. Esso, in quanto sostanza stabile, garantisce la sicurezza dello stoccaggio dell’idrogeno e allo stesso tempo ha un costo relativamente basso.

Le molecole di acido formico sono formate da 5 atomi di cui due di idrogeno, gli scienziati hanno pensato perciò che fosse possibile produrre idrogeno anche a partire da questo acido, ma per arrivare al rilascio dell’idrogeno e alla produzione di energia serve riscaldarlo e sottoporlo ad alcuni trattamenti.

In laboratorio si è cercato quindi di arrivare a dei processi semplificati: sono stati eseguiti degli esperimenti che hanno portato alla scelta di un nanomateriale a base di palladio, in grado di permettere la scissione dell’acido formico in idrogeno e CO2, senza produzione di CO (monossido di carbonio), che risultava prodotto invece utilizzando altri catalizzatori, per altro meno efficienti.

La ricerca è stata appena pubblicata sul Journal of the American Chemical Society e promette di aprire nuove frontiere nella produzione e utilizzo di questo combustibile.

25 settembre 2015
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I vostri commenti
Giulio Mario Palenzona, domenica 27 settembre 2015 alle12:08 ha scritto: rispondi »

mah, il problema non è tanto recuperare l'idruro + protone (= H2) dal formiato, bensì l'inverso : trovare sistemi elettrolitici che contestualmente o meno catalizzino la riduzione della CO2 a formiato senza "over-reduction" del formiato sino ad, ALMENO, metanolo (il che non sarebbe poi male lo stesso), e più probabilmente a CH4 (metano), il quale essendo gassoso ha circa le stesse "scomodità" dell'idrogeno stesso. Non so se esistano oggi processi semplici e efficienti per effettuare la riduzione catalitica selettiva di CO2 a HCOOH con buona resa.

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