Uno studio pubblicato di recente su Nature e uno pubblicato su Science rivelano nuove proprietà del grafene, materiale dalle mille sorprese.

Il team guidato da Andre Geim, scienziato che studia i materiali presso l’Università di Manchester, nel Regno Unito, e che ha vinto il premio Nobel nel 2010 proprio per i suoi esperimenti sul grafene, ha dimostrato la capacità dei protoni (ioni idrogeno con carica positiva) di passare attraverso le membrane dello spessore di un atomo di questo materiale, facendo intuire la capacità di poter estrarre l’idrogeno dall’aria come se si usasse un setaccio, ma anche la possibilità di migliorare le celle a combustibile che ottengono energia dalla rottura dell’idrogeno in protoni ed elettroni, producendo come scarto solamente acqua.

Le prestazioni andrebbero quindi a migliorare quelle di materiali come il nafion, che viene utilizzato in strati dello spessore dell’ordine delle decine di micrometri, che riducono la potenza della cella e che non riescono comunque ad evitare le perdite di idrogeno. Mentre andrebbe ad eguagliare l’efficienza dei fogli sottili di nitruro di boro, strutturati a “nido d’ape” come il grafene.

Non è tutto: lo studio uscito su Science si focalizza sulle proprietà di durezza di questo innovativo materiale. Hwang Jae-Lee, Phillip E. Loya, Jun Lou ed Edwin L. Thomas, del Department of Materials Science and NanoEngineering, della Rice University a Houston e del Department of Mechanical and Industrial Engineering, della University of Massachusetts di Amherst (Stati Uniti), hanno realizzato test balistici miniaturizzati, per studiare il comportamento del grafene in condizioni dinamiche estreme.

Piccole sfere di silice sono state sparate contro spessori di grafene dai 10 ai 100 nanometri ed è stata misurata la capacità di disperdere l’energia dell’impatto prima di arrivare alla frantumazione, una capacità elevata che arriva ad essere doppia rispetto a quella dimostrata dal kevlar e 10 volte superiore a quella dell’acciaio.

2 dicembre 2014
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