Quale invenzione cambierà il nostro futuro energetico? In molti sono convinti che il problema sia innanzitutto tecnologico. Sostituire le fonti fossili sembra un problema di difficile soluzione per motivi di natura tecnica. Le cose però non stanno così. Vi sono molte alternative tecnicamente capaci di avere prestazioni simili. L’unico problema è che, a prescindere dal caro petrolio, sono soluzioni economicamente non vincenti sul mercato (per un complesso di fattori, spesso non così pulito).

Fra di esse l’idrogeno. L’eterna promessa dell’economia a idrogeno non si è mai avverata. Troppo caro l’idrogeno sul mercato, a meno di non trovare un sistema, stile E-Cat, per tirargli fuori quantità di energia inaudite, per competere con la vecchia benzina.

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La ricerca allora si è concentrata non sul cosa fare con l’idrogeno una volta ottenuto, se ne ha idea già da anni, ma come ricavarlo a costi contenuti. Qualsiasi forma di sintesi fino a esso, comprese quelle basate su biotecnologie, sono fallite nell’intento di abbattere costi di produzione. La buona notizia è che un ricercatore statunitense ha di recente dichiarato di essere riuscito nell’intento.

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Y.H. Percival Zhang, che nonostante il cognome orientale lavora come ricercatore in un’università della Virginia, avrebbe infatti isolato un certo tipo di enzimi capaci di sintetizzare una grande quantità di idrogeno a partire da una sostanza di origine vegetale comunissima: lo zucchero del legno (D(+)-xilosio).

Come per l’E-Cat e la fusione fredda si tratta di una grande notizia in attesa di smentita. Non è la prima volta che un ricercatore dichiara di aver trovato la soluzione ai nostri problemi energetici. Il tempo dirà quanto vero c’è in tali affermazioni e se davvero l’era dell’idrogeno è così prossima.

Fonte: ScienceDaily

5 aprile 2013
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