La fortuna dei topi di sfuggire quasi sempre ai gatti è in realtà legata alla genetica, o meglio a un gene in particolare, cioè il TAAR4. È proprio lui il responsabile del salvataggio del topo, il gene riesce a codificare e intercettare un recettore che risponde a una sostanza chimica presente nell’urina dei gatti. Grazie a questa combinazione di elementi il topo può avvertire tramite l’olfatto l’odore del predatore.

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Il gene in questione reagisce proprio alla feniletilamina (PEA), in gergo tecnico un’ammina presente in percentuali molto elevate nelle urine dei carnivori. E in particolare in quelle del gatto, l’acerrimo nemico del roditore. Secondo uno studio condotto dal neurobiologo Thomas Bozza della Norhwestern University, e pubblicato sulla rivista Nature, questo dato rivela quanto possa essere sviluppato e importante l’olfatto del topo.

Tramite alcuni esperimenti avviati proprio sui roditori da laboratorio, la privazione o inibizione del gene TAAR4 rende gli esemplari incapaci di avvertire il pericolo. L’eliminazione del gene consegna di fatto i topi nelle zampe dei gatti, perché del tutto inermi davanti alla loro presenza. Non vi sono campanelli d’allarme, non vi è il sentore della presenza dei felini: i topi sono completamente esposti, non avvertono l’odore del nemico.

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Questa è la dimostrazione di quanto possa risultare sofisticata la natura del mondo animale, fatta di interazioni, sinergie, incastri ed equilibri. Dove spesso la mano dell’uomo incide non sempre positivamente, creando incertezze e pericoli.

3 maggio 2013
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