Qualche settimana fa, il dato sullo scioglimento estivo dei ghiacci artici ha fatto preoccupare l’intera comunità scientifica: una riduzione così rapida delle acque congelate non si notava da più di tre decenni, con conseguenze davvero rischiose in termini di innalzamento dei livelli dei mari. Negli ultimi giorni una ricerca norvegese ha confermato questi dati, tratteggiando dei contorni davvero allarmanti.

Il Norwegian Polar Institute (NPI) è da anni in prima linea nello studio dello scioglimento dei ghiacciai e la situazione verificatasi lo scorso agosto non solo è la peggiore degli ultimi 30 anni, ma addirittura pare non avere precedenti storici. È quanto dichiara Kim Holmen, direttore internazionale delle ricerche artiche, in una preoccupante intervista per BBC:

«È un cambiamento molto più grande di quanto potessimo immaginare 20 anni fa o anche 10 anni fa. […] Come scienziato, posso dire che non vi sono precedenti almeno in 1.500 anni. È davvero sorprendente, è un cambiamento drammatico del sistema. Non si tratta di un fenomeno transitorio, è un trend in divenire. Si perde sempre più ghiaccio e il processo sta accelerando, basti guardare i grafici e le analisi per vedere cosa stia succedendo.»

Lo scioglimento rilevato dai satelliti, quello di cui si faceva accenno in apertura, non rende appieno l’idea di quello che stia succedendo all’Artico. Non solo il ghiaccio si scioglie a velocità mai viste prima, nonostante parte di questo processo sia fisiologica in estate, ma in tutti i periodi dell’anno si rivelano spessori dei blocchi ridotti rispetto ai normali canoni. Dagli anni ’90, quando i ricercatori si sono insediati in loco e hanno installato le più svariate apparecchiature – come il device elettromagnetico EM-Bird, che monitora lo scioglimento dall’altro tramite un sistema di sospensione aerea – è apparso evidente come sempre più luce penetri attraverso il ghiaccio, surriscaldando l’acqua sottostante e portando allo scioglimento di ampi blocchi. Un processo che potrebbe addirittura portare all’assenza completa di ghiaccio al Polo Nord entro il 2080, con conseguenze nefaste per l’uomo, le sue attività e le città oggi affacciate sul mare:

«Quando l’Artico sarà privo di ghiaccio, verrà assorbita più luce solare e questo influenzerà il sistema dei venti e i luoghi delle precipitazioni. Per il Nord dell’Europa, questo significherà precipitazioni sempre maggiori, mentre il Sud diverrà sempre più arido. Vi saranno diversità di larga scala sull’intero continente.»

I responsabili di quello che sembra essere a tutti gli effetti un disastro ambientale? L’uomo, ovviamente, con le sue attività inquinanti, gli abusi sulla natura e quel surriscaldamento globale che in molti ancora tentano di negare.

9 settembre 2012
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Fonte:
BBC
I vostri commenti
Mario Oz, mercoledì 12 settembre 2012 alle15:41 ha scritto: rispondi »

trovo quasi fastidiosa questa retorica insulsa della sorpresa. "NON ce lo aspettavamo". Quanto ci vorrà a capire che ogni singolo gesto umano si ripercuote nell'ambiente naturale? Non c'è nulla da fare, finché l'umanità non riconoscerà la sua origine fondamentale - il Pianeta Vivente Terrestre - non riconoscerà un sasso finché non gli cade in faccia! Buon risveglio.

alsarago58, martedì 11 settembre 2012 alle9:29 ha scritto: rispondi »

"non si notava da più di tre decenni, " non è che non si notava da più di 3 decenni (altrimenti fosse già avvenuta, che so, negli anni '60 o '50):  non si è mai vista da quando si è cominciato a effettuare misurazioni satellitari del ghiaccio artico (1979) e, probabilmente, non si è mai verificata dall'ultimo periodo interglaciale, 150.000 anni fa

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