Quando non dormono, si aggirano furtivamente per casa, pronti ad azzannare qualche ciabatta o ad affilarsi le unghie sull’anta del costoso armadio della camera da letto. Sono furbi, simpatici, irresistibili, ma chi l’avrebbe mai detto fossero anche uno degli attori principali della salvezza del pianeta? Stiamo parlando dei gatti, compagni di vita di molte famiglie dello Stivale.

A svelarlo è uno studio condotto da Alan Beck, veterinario che analizza gli effetti del rapporto uomo-animale per l’Università di Purdue negli Stati Uniti, il quale sottolinea come i più amati fra i felini siano di fondamentale importanza per la sopravvivenza del genere umano, soprattutto in termini di alimentazione.

Sembrerebbe di primo acchito un controsenso: in che modo i gatti pesano sulla sussistenza, non essendo un animale facente parte della catena alimentare umana? La motivazione è fin troppo semplice: i gatti da sempre svolgono una funzione irrinunciabile nell’eliminare specie parassita, come topi o serpenti, che minano l’agricoltura dell’uomo.

«I gatti sono fondamentali nel tenere sotto controllo la proliferazione di questi animali invasivi e possiamo dire che sì, gli uomini danno da mangiare ai gatti ma, senza di loro, non avrebbero loro stessi di che sfamarsi».

Lo stesso vale non solo per il contesto alimentare, ma anche per la salute dell’uomo. Il fatto che il gatto sia un’animale decisamente attento alla propria igiene è ben noto, considerato come sia perfettamente autonomo nella cura del manto e nello smaltimento delle feci. E, pur non essendo scevro da possibili infezioni anche gravi, il gatto – in particolare quello randagio – ha garantito la salvezza di molte metropoli, sempre controllando la popolazione di topi, roditori e piccioni, normali veicoli di virus e batteri umani estremamente pericolosi. Secondo una recente indagine, inoltre, i felini domestici sarebbero fondamentali anche per la cura di numerose malattie, un risultato in netta controtendenza con le normali credenze sul loro manto o sul loro rapporto con i bambini. Gli infanti che condividono il loro primo anno di vita con un gatto, infatti, acquisiscono risorse immunitarie uniche, tanto da essere meno soggetti ad allergie di ogni tipo nel corso della loro vita.

Tutte queste teorie sono confermate da un particolare episodio accaduto nel 1979 su un’isola della Nuova Zelanda: l’improvvisa scomparsa dei gatti ha portato alla crescita dei roditori che, nutrendosi delle uova di uccelli, rettili e anfibi, han di fatto distrutto l’ecosistema della zona. Quando il gatto manca, insomma, anche tutte le altre specie animali lo seguono a ruota.

E che dire della loro unicità terapeutica per i disturbi di tipo psicologico? Le correnti di pet therapy hanno dimostrato come i gatti siano gli animali più indicati in caso di depressione, ansia o eccessiva timidezza: strappano sorrisi anche nei momenti più tristi, insegnano il valore del coraggio e portano le persone – in particolare gli adolescenti – a essere maggiormente estroversi.

In definitiva, l’evoluzione dell’uomo non sarebbe stata possibile se non grazie a questo compagno di viaggio di lungo corso: quando si incrocerà la strada con un gatto nero, perciò, non si dovrà pensare a funesti presagi, bensì a un’immensa fortuna.

7 febbraio 2012
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Lascia un commento