Il gatto è sicuramente uno degli animali domestici più amati di sempre, oltre che il campione di click sul Web e sui social network. Essendo un felino, però, l’animale rimane sostanzialmente un cacciatore: ama rincorrere le prede, in particolare uccellini e topi. Uno studio condotto negli Stati Uniti, però, evidenzia come più che cacciatori questi animaletti dovrebbero essere considerati alla stregua di serial killer, data la mole di vittime che fanno sul loro percorso.

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Non c’è assolutamente motivo di allarmarsi o di alimentare ansie infondate: il termine “serial killer” è ovviamente utilizzato in senso lato, per spiegare le perfette doti da cacciatore di cui questi animali sono dotati. Secondo uno studio condotto dallo Smithsonian Conservation Biology Institute e pubblicato sul Nature Communications Journal, i gatti negli Stati Uniti sarebbero responsabili annualmente della morte di 3,7 miliardi di uccelli e di 20,7 miliardi di topi e altri piccoli mammiferi. Delle cifre impressionati, ovviamente da rapportare alla grande estensione geografica degli USA, che nascondo però significati sia positivi che negativi per l’uomo e i gatti stessi

Dalle stime, ogni gatto che ha accesso all’esterno delle abitazioni uccide dai 30 ai 47 uccellini l’anno, a cui si aggiungono dai 177 ai 299 piccoli mammiferi, in particolare topi. Oltreoceano, sono 84 milioni i gatti che vivono parte della giornata fuori casa e dai 30 agli 80 milioni quelli randagi: con queste cifre, è subito spiegato il totale riportato poc’anzi. La ricerca, condotta da Scott Loss, nota come gran parte delle uccisioni avvenga fra le fila dei gatti randagi, giungendo così a un’unica conclusione:

«I gatti sono la più grande fonte di mortalità antropogenica di uccelli e mammiferi negli Stati Uniti, sono necessarie politiche conservative per ridurre questo impatto.»

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Non c’è però motivo di indignarsi facilmente: nessuno vuole sterminare i gatti randagi. Il consiglio dei ricercatori è infatti quello di implementare pratiche di sterilizzazione efficaci per le colonie feline, affinché il numero di esemplari diminuisca naturalmente senza bisogno di ricorrere a strategie violente e indesiderate. L’intervento si farebbe urgente per garantire la biodiversità fra tutte le specie animali, già oggi messe a dura prova da inquinamento e attività dell’uomo. Uno studio realizzato qualche anno fa, tuttavia, ha dimostrato come la caccia felina sia stata – e lo sia tuttora – essenziale per la sopravvivenza del genere umano: senza il micio, infatti, il proliferare di razze parassite e infestanti come i topi e certi volatili costituirebbero un pericolo quotidiano per l’uomo, soprattutto in fatto di malattie. Insomma, il gatto è uno spietato serial killer. Ma senza il gatto, noi tutti non potremmo godere della salute e dell’igiene di cui godiamo nel presente.

31 gennaio 2013
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