I cani proverebbero emozioni simili a quelle degli umani, lo svela la risonanza magnetica. È questo il risultato di una ricerca condotta da Gregory Berns, neuroscienziato della Emory University, a seguito di uno studio realizzato su una dozzina di esemplari: sottoposto a situazioni positive, nel cane si manifesta lo stesso processo di attivazione del nucleo caudato degli umani.

La metodologia di ricerca è certamente particolare. Inutile sarebbe stato sottoporre i cani a risonanza magnetica da anestetizzati, perché in questo modo il ricercatore non avrebbe potuto studiare la risposta del cervello dopo una stimolazione. Così gli animali prescelti hanno seguito un training di base, per convincerli a salire sulla rumorosa pedana del macchinario senza costrizioni. Se fossero stati legati o forzati, infatti, la paura e l’adrenalina in corpo avrebbero potuto inficiare l’esperimento.

Lo stesso macchinario è stato modificato per le esigenze delle quattro zampe: il cane sale su una pedana e poggia il muso su un apposito ripiano, lì vi rimane dai trenta ai sessanta secondi, il tempo massimo per non spaventarlo. Sulle orecchie, invece, una sorta di cuffia per proteggerne il sensibile udito dai 95 decibel generati dalla struttura quando in funzione.

L’esame dimostra come vi sia una precisa attivazione del nucleo caudato, responsabile delle stimolazioni esterne, della memoria, delle capacità motorie e delle emozioni, a seguito di precise sollecitazioni positive. Ad esempio quando al cane viene indicato del cibo con i movimenti della mano oppure all’arrivo del proprietario dopo un breve periodo d’assenza. Il tipo di processo che si viene a creare è identico a quello che caratterizza il cervello umano negli stati emotivi, quindi è probabile che i cani provino qualcosa di ben diverso dalla semplice stimolazione all’esposizione, ma elaborino dei veri e propri sentimenti sulla base dell’osservazione della realtà, la memoria e molto altro. Cosa pensino non è ovviamente dato sapere, quello che la scienza evidenza è “solamente” – le virgolette sono d’obbligo – il processo alla base.

Neo cani abbiamo scoperto come l’attività del nucluo caudato aumenti in risposta a segnali di indicazione del cibo. Questo si attiva anche all’esposizione all’odore di un umano familiare, così come al ritorno di un proprietario momentaneamente scomparso alla vista del cane.

Con un meccanismo identico a quello dell’uomo, ha ancora ragione definire il rapporto con gli animali in termini di proprietà? È lo stesso ricercatore a chiederselo – non a caso il titolo del suo intervento sul The New York Times è proprio “Anche i cani sono persone” – e a domandarsi se, di fronte ai progressi della scienza, non sia giunto il tempo di ridefinire il legame di interdipendenza tra uomo e animali di compagnia.

7 ottobre 2013
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MSN
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Silvano Ghezzo, lunedì 7 ottobre 2013 alle22:23 ha scritto: rispondi »

La solita scoperta dell'acqua calda.

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