Quando sono comparsi sul mercato, sono stati salutati come l’ultimo ritrovato in fatto di mobilità a basso impatto ambientale. Ora, uno studio condotto da Empa, un istituto di ricerca svizzero, e commissionato dall’Ufficio Federale dell’Energia (UFE), getta nuove ombre sulla reale sostenibilità dei biocarburanti. Secondo i ricercatori elvetici, infatti, la maggioranza dei biofuel in commercio ha un bilancio ambientale tutt’altro che verde.

Confrontate con la benzina, infatti, ben poche tipologie di biocarburanti presentano un processo produttivo nel complesso meno inquinante. Prima di tutto, gli studiosi mettono in discussione la sostenibilità dei metodi di coltivazione delle materie prime alla base della maggioranza dei biofuel: l’uso di terreni agricoli per la produzione di carburanti, infatti, presenta rischi di eutrofizzazione dei suoli e sottrae spazi fertili alle colture alimentari.

Gli esperti dell’Empa, guidati dal ricercatore Rainer Zah, hanno inoltre studiato l’intero processo di produzione dei biofuel, utilizzando nuovi metodi di analisi messi a punto negli ultimi anni. I loro calcoli confermano che i carburanti “verdi” assicurano una riduzione delle emissioni di gas serra, ma causano altri tipi di inquinamento, come l’acidificazione di laghi e fiumi e l’eccesso di nutrienti nei terreni (eutrofizzazione). Spiega Zah:

La maggior parte dei biocarburanti semplicemente “sposta” l’impatto ambientale: meno gas serra, ma una crescita dell’inquinamento a carico dei terreni utilizzati per la produzione agricola.

Di conseguenza, solo il biogas ricavato a partire da materiali di scarto presenta un bilancio ambientale più leggero rispetto alla benzina: a seconda delle materie prime utilizzate, questo tipo di carburante può ridurre l’impatto sull’ecosistema fino al 50% rispetto a quello di derivazione fossile. Molto peggiore, invece, la performance ambientale dei biocarburanti prodotti a partire da aree soggette a deforestazione, che sono responsabili di emissioni di gas serra superiori ai combustibili fossili.

27 settembre 2012
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I vostri commenti
pier luigi caffese, giovedì 27 settembre 2012 alle18:47 ha scritto: rispondi »

Ora anche gli svizzeri contro i biofuel ma come al solito guardano quelli sbagliati perchè oggi usiamo scarti o rifiuti biomasse che trattiamo ad alte temperature.Gli svizzeri non conoscono questa tecnologia e parlano a vanvera,forse imbeccati per bene da chi fa pubblicare che a Marghera si produrrà un biofuel base 90% fossile,facendolo passare per verde.Su questi biofuels falsi gli svizzeri hanno ragione,sugli HTSE biofuel hanno torto.

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