Qualche anno fa erano uno dei miti dell’ambientalismo: i biocarburanti, capaci di muovere le nostre auto senza produrre smog inquinanti, ma semmai, nel caso del bio-diesel (olio di colza), un po’ di puzza di fritto. Uno dei grandi promoter fu ad esempio Dario Fo, come testimoniato in questo vecchissimo articolo. Da tempo sono però iniziate le critiche che ne hanno squarciato i veli, mostrando i difetti intrinsechi di queste alternative.

Uno dei primissimi a mostrare le contraddizioni fra l’uso dei biocarburanti e politiche ambientaliste fu Fidel Castro, preoccupato – e la storia gli ha dato ragione – per la stretta relazione che si veniva a creare fra i prezzi delle derrate alimentari e la produzione di carburante o, meglio, per la trasformazione di cibo in carburante.

Oggi arrivano le critiche anche da parte di Legambiente e Chimica Verde. Sotto accusa l’uso di pesticidi e fertilizzanti per la produzione massiccia delle materie prima e soprattutto la deforestazione nei Paesi in via di sviluppo. Se non dovessero intervenire delle politiche intelligenti, i biocarburanti potrebbero “costare” anche più CO2 di quelli fossili.

In questo contesto, l’Italia giocherà un ruolo di primo piano:

Entro il 2020 l’Italia sarà il quarto produttore in Europa di gas serra legati ai biocarburanti, con una produzione di emissioni che potrà variare dai 2,6 ai 5,2 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.

La soluzione? Almeno per il nostro Paese sarà la produzione a rotazione. Infatti, non destinando i terreni a una monocultura, si eviterà l’impoverimento del terreno e la necessità di utilizzare fertilizzanti:

Se il cambio indiretto d’uso del suolo non verrà tenuto in considerazione, non solo non si otterrà questa riduzione, ma i biocarburanti saranno dall’81 al 167% più inquinanti dei combustibili fossili di cui prenderanno il posto.

Saranno quindi da privilegiare prodotti da terre non utilizzate in precedenza, o da materiali di scarto, o ancora dalla rotazione delle colture.

Insomma, il destino dei biocarburanti passa attraverso logiche di produzioni che sappiano essere scaltre e intelligenti. E probabilmente, anche dalla capacità della nostra società di ridurre il suo fabbisogno di carburanti, a prescindere dalla fonte e dai metodi di produzione.

31 maggio 2011
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I vostri commenti
Guido Grassadonio, martedì 31 maggio 2011 alle10:30 ha scritto: rispondi »

per Maria le cose non stanno del tutto così. Ad esempio negli USA l'amministrazione Bush calcolò che allo Stato costava meno ospedalizzare le vittime dell'inquinamento (e pagare le multe), che non assumere comportamenti ecologisti. Per il resto concordo con la necessità di attuare politiche per il risparmio energetico prima ancora di pensare alternative verdi alla produzione. E comunque i biocarburanti esistono ;-). stai a vedere se oltre ad essere bio sono anche "eco".

maria, martedì 31 maggio 2011 alle9:35 ha scritto: rispondi »

Questa è la dimostrazione che non esistono i biocarburanti . La vera campagna per ridurre l'inquinamento passa per il risparmio. Mi piange il cuore vedere le distese di pannelli per il fotovoltaico o file di pali sulla cresta di molte colline.Poi si fa poco per risparmiare,incentivare il trasporto pubblico sarebbe già un mezzo; Le ferrovie italiane arrancano perchè costano troppo. In Italia  esiste solo l'aritmetica, solo le operazioni semplici:la somma e la sottrazione.La politica per il trasporto pubblico,non tiene conto dei grandi costi aggiuntivi che il trasporto autonomo su gomma ti costringe ad accettare. Anche su quest'ultimo,in una discussione semplice, si può essere tentati a considerare solo il danno della produzione di smog e quindi le malattie collegate ad a esse, all'alterazione dell'ambiente sicuramente molto importante. Pochi sono coloro che pensano di convertire i soldi necessari per le ospedalizzazioni degli incidentati,dei soldi necessari per la riabilitazione di persone gravemente ferite.

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