I biocarburanti sono la soluzione perfetta per una piena mobilità eco-sostenibile? Se data qualche giorno fa, la risposta a questa domanda sarebbe stata univocamente positiva, ma adesso potrebbe non essere così, almeno osservando le conclusioni a cui è giunto uno studio finanziato dal governo americano.

Il rapporto è stato stilato dall’Università del Nebraska-Lincoln ed è stato pubblicato qualche giorno fa sul magazine Nature Climate Change creando da subito un acceso dibattito. Le conclusioni rese note dagli scienziati dicono che l’impatto ambientale derivante dall’uso di biocarburanti a base di mais è superiore rispetto all’utilizzo della benzina, con emissioni superiori al 7% e un livello di 62 grammi di CO2 che sfora i limiti previsti dalle normative ambientali in vigore.

A questi problemi si aggiunge poi, sempre secondo lo studio americano, l’impatto che l’utilizzo di biocarburanti derivati dagli scarti del mais (steli, resti di fogliame e di pannocchie) ha sui terreni, che vengono privati di una certa quantità di carbonio. In questo caso viene sottolineato il fatto che gli scarti abbandonati sul terreno vengono da esso riassorbiti, andando a rendere più ricco il sottosuolo e favorendo le successive coltivazioni, ma ciò non succede se i residui vengono raccolti per essere bruciati come carburanti. Questo andrebbe a confermare quindi le paure di molti agricoltori riguardo al rischio di impoverimento del suolo dovuto ad un utilizzo diffuso di questi prodotti per la propulsione dei veicoli.

I biocarburanti e i prodotti cellulosici finiscono sotto accusa, o quanto meno sembrano destinati ad essere oggetto di riflessione per capire il loro vero impatto sull’ambiente, anche se le conclusioni della ricerca non sono state accolte con favore da tutti.

Diverse compagnie attive nel settore dei carburanti di origine biologica hanno infatti accusato gli scienziati di aver condotto uno studio basato su scenari semplicistici, con conclusioni che risulterebbero pertanto viziate e prive di quell’autorevolezza necessaria a far ricredere industria e governi sulle strategie da mettere in atto.

E nonostante diversi esperti confermino le difficoltà di creare combustibili puliti dagli scarti del mais, la discussione sembra destinata a durare per molto tracciando un netto solco tra le imprese del settore, che sentono l’esigenza di tutelare i propri investimenti, e il resto dell’opinione pubblica attenta più che altro a capire il reale impatto sull’ambiente dei biocarburanti.

22 aprile 2014
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I vostri commenti
Ing. Vito Cutraro, martedì 22 aprile 2014 alle21:56 ha scritto: rispondi »

Biodisel si, biodisel no.......questo è il problema !!!!!! Io direi di utilizzare gli scarti di cibo ""WASTE FOOD" ed il recupero degli Sprechi alimentari e trattarli opportunamente alfine di ottenere Mangimi x animali e CSS-COMBUSTIBILI. la ricerca in questo senso ha già avuto successo ed accettata dalla Comunità scientifica (SIMPOSYUM SARDINIA 2013- Ing.Cutraro Vito ) e l'Europa deve finanziare queste ricerche che porterebbero benefici ambientali ed economici non indifferenti. cutraro52@virgilio.it

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