L’industria tessile cinese, grande e piccola, che rifornisce quasi tutte le grandi firme internazionali dell’abbigliamento è una vera e propria bomba ambientale. Lo si evince dal rapporto “Ripulire la moda – l’inquinamento della filiera tessile” realizzato dall’associazione ambientalista cinese Friends of Nature in collaborazione con l’Institute of Pubblic and Environmental Affairs (IPE) e Nanjing Greenstone.

Nel rapporto ci sono informazioni sulle modalità produttive di 48 aziende big occidentali del settore, come Nike, H&M, Levi’s, Zara, Burberry e Adidas e persino i supermercati Wal-Mart. Ma anche Marks & Spencer, Esprit, Calvin Klein, Armani e Carrefour. Tutti hanno in comune il fatto di rifornirsi in Cina.

Secondo Ma Jun, che dirige l’IPE, a essere preoccupanti sono innanzitutto le dimensioni del problema perché dalla Cina parte una fetta enorme dei tessuti e dei capi di abbigliamento che vengono poi acquistati nei negozi di tutto il mondo:

Il volume delle fibre tessili che si lavorano in Cina è pari a circa la metà dell’industria tessile mondiale, mentre l’esportazione di abiti e tessuti occupa il 34% delle esportazioni globali. La posizione di “fabbrica del mondo” dell’industria tessile ha accelerato lo sviluppo economico e l’occupazione in Cina, inoltre i capi della moda cinesi, belli ed economici, si sono diffusi in tutto il mondo. Tuttavia, l’altro lato della medaglia vede l’industria produrre ogni anno 2,5 miliardi di tonnellate di acque di scarico e altri inquinanti, che hanno contaminato fiumi, laghi, mari, cieli e anche la terra e le acque del sottosuolo

Come è successo nei mesi scorsi per Apple e Foxconn, accusate dalle stesse associazioni ambientaliste di inquinare e sfruttare il lavoro sottocosto in Cina per produrre iPhone e iPad, tocca ora alle grandi aziende della moda vedere la propria catena dei fornitori passata al setaccio.

E, come già fatto da Apple, anche l’industria della moda risponde alle critiche scaricando la responsabilità sui lontani fornitori cinesi. Adidas, ad esempio, ha risposto alle accuse promettendo:

Se i fornitori violano la legge, incluse quelle di controllo ambientale e dell’inquinamento, noi richiediamo misure correttive da parte di quei fornitore. Se non possono essere rettificati, provvederemo con lettere d’avvertimento e nel peggiore dei casi con la cessazione del rapporto d’affari

In confronto sembrano quasi più oneste Marks&Spencer, Esprit, Calvin Klein, Armani e Carrefour che non hanno nemmeno risposto alle accuse delle associazioni ambientaliste mentre Zara se l’è cavata con un laconico

Ci dispiace, ma non possiamo rispondere a richieste di informazioni sul nostro business model provenienti da scuole, università e professionisti

Ma mentre le grandi industrie occidentali fanno affari in Cina distruggendo l’ambiente, c’è già chi calcola che saranno proprio le catastrofi ambientali a frenare lo sviluppo del gigante asiatico. Se ciò dovesse succedere realmente, dove andrà l’occidente a produrre sotto costo?

11 aprile 2012
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IPE
I vostri commenti
M.A., mercoledì 24 ottobre 2012 alle9:23 ha scritto: rispondi »

La cina non è di certo uno dei paesi più economici dove produrre. Se analizzate i salari dei cinesi noterete che sono più alti di quelli del bangladesh, india, malesia, filippine ecc. La produzione in cina si è sviluppata perchè loro hanno sviluppato notevolmente la conoscenza del prodotto a prezzi contenuti. Ovvio che un'azienda deve fare i controlli e controllare che tutto sia a norma: depuratori, impiegati maggiorenni ecc.. ma credete che togliendo il lavoro alla cina risolvereste la cosa? semplicemente fareste morire di fame tutte quelle persone che su quel lavoro campano. Ci sono fabbriche attrezzate con l'asilo interno per tutte le ragazze madri, depuratori, controlli certificati, dormitori ben tenuti e mense. E' inutile far tanto i moralisti e poi pretendere di pagare le t-shirt 5euro perchè siete voi i primi ad alimentare questa cosa!

claudio, martedì 18 settembre 2012 alle19:38 ha scritto: rispondi »

Dopo tutto e normale. I cinesi sono un popolo di lavoratori. Pur di portare a casa il pane mettono la mano di opera sottocosto. Le grandi multinazionali ne colgono l occasione imponendo produzioni elevate di conseguenza piu inquinamento malattie sporcizia tutto questo e opera del maligno. Loro cinesi compresi e governo pensano a fatturare. Ma se tutta quella volonta di fare la mettessero per aiutare chi ha bisogno vivremmo in un mondo migliore. E anche se le multinazionali mettessero a disposizione il 35% del fatturato e il 20% del prodotto alle popolazioni mondiale si combatterebbe un po di poverta e si potrebbero cosi sanare alcuni gravi problemi legati al mondo in cui viviamo. Se non ci si aiuta avicendevolmente non evoluiremo mai come specie. Siamo ancora all eta della pietra . La storia parla da se. Pensiamo bene perche stiamo facendo il giuoco del demonio. Ci stiamo rovinando con le nostre propie mani. Dopo noi piangeremo e quello ridera di noi. Solo Jesu nostro signore puo aiutarci lasciamoglielo fare e uniamoci a lui. Pensate che viviamo nel paradiso terrestre ma lo stiamo rovinando.

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