Le pellicce sono crudeli e out. Ne sono convinte da tempo le associazioni che difendono i diritti degli animali, come la LAV, e sempre più consumatori. Per rispondere alla sensibilità crescente del mercato della moda, anche il marchio Hugo Boss ha pertanto deciso di rinunciare definitivamente alle pellicce animali.

La decisione è stata comunicata ufficialmente dal brand ieri, ma era già stata messa nero su bianco nel Bilancio di Sostenibilità del 2014. Per mantenere fede agli impegni impresi, la Hugo Boss ha siglato un’intesa con la Fur Free Alliance, una coalizione internazionale che raccoglie oltre 40 associazioni animaliste di 28 diversi Paesi.

Le pellicce animali scompariranno dai capi di Hugo Boss già a partire dalla prossima collezione autunno-inverno 2016. Il marchio di abbigliamento non intende tornare sui suoi passi e chiarisce che tutte le collezioni successive saranno rigorosamente fur-free.

Bernd Keller, direttore creativo di Hugo Boss, ha spiegato che verranno eliminate entrambe le pellicce animali utilizzate attualmente dal brand: quella di cane-procione e quella di coniglio.

L’intento della Hugo Boss è di inviare un chiaro segnale al settore della moda affinché operi una svolta cruelty-free di massa. Hugo Boss sostituirà le pellicce animali con capi in eco-pelle ed eco-pelliccia, con l’obiettivo di indirizzare la moda verso un nuovo tipo di lusso più sostenibile ed etico.

Una rivoluzione già attuata con successo da diversi marchi: da Tommy Hilfiger a Calvin Klein; da Zara alla Geox. La decisione di Hugo Boss di rinunciare per sempre alle pellicce animali nelle sue collezioni ha riscosso il plauso delle associazioni animaliste.

La Fur Free Alliance spera che altri marchi di lusso seguano il buon esempio di Hugo Boss, optando per le tante alternative ai materiali animali ampiamente disponibili oggi e decisamente più fashion. Anche la LAV si è complimentata con Hugo Boss per la sua scelta di utilizzare solo eco-pelle ed eco-pellicce:

La decisione di Hugo Boss è l’ennesima dimostrazione che la moda etica, responsabile e sostenibile non solo è possibile ma è una realtà affermata e apprezzata.

8 luglio 2015
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