La crescente richiesta di avorio in quel di Hong Kong rappresenta un serio rischio per la sopravvivenza degli elefanti africani. È quanto viene affermato da un gruppo per la salvaguardia dei grandi pachidermi, nel notare come nel paese asiatico sia in aumento la richiesta di soprammobili e altri monili creati con parti d’elefante.

Secondo quanto svelato da un report di Save The Elephants, in quel di Hong Kong sarebbe in aumento la richiesta di avorio dai mercati illegali. Nel paese è permessa la detenzione di strumenti in avorio certificati dal governo, antecedenti al divieto entrato in vigore nel 1989. Tuttavia, i bracconieri e i soggetti legati alla criminalità organizzata riuscirebbero spesso a far passare nuovi esemplari come vecchi trofei, aggirando così la legge. Questa zona grigia permetterebbe ai malintenzionati non solo di rifornire il commercio locale, ma anche di sfruttare Hong Kong come zona d’accesso per il ben più vasto mercato cinese. Così spiega Esmond Martin, co-autore del report:

Il commercio di avorio in quel di Hong Kong sta creando una scappatoia rispetto agli sforzi internazionali per interrompere l’uccisione di elefanti in Africa. Nessuna altra città ha così tanti esemplari d’avorio in vendita quanto Hong Kong.

Sarebbero oltre 30.800 i manufatti derivati dagli elefanti in vendita in oltre 72 negozi del paese, per la gran parte si tratta di gioielli, per il 90% dei casi venduti a commercianti cinesi. La ridotta tassazione, nonché i permessi di legge, spingerebbero molti cinesi ad attraversare il confine per approfittare di avorio a prezzi più concorrenziali. Per risolvere la situazione, servirà una precisa presa di posizione da parte del governo, come spiega il fondatore di Save The Elephants Iain Douglas-Hamilton:

Finché il commercio d’avorio in Hong Kong non sarà completamente vietato, il territorio continuerà a rappresentare una minaccia per la sopravvivenza delle specie.

Come già emerso in precedenti aggiornamenti, l’Asia rappresenta il continente d’approdo per la gran parte dell’avorio derivante dalle attività di bracconaggio in Africa. Si stima che la sola domanda cinese abbia portato all’uccisione di 100.000 pachidermi in poco meno di 5 anni.

16 luglio 2015
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