Probabilmente non sarà una novità che rivoluzionerà il settore automobilistico, però la decisione di Honda di rivelare il totale delle sue emissioni di CO2 si può leggere senza dubbio come un primo, piccolo, passo avanti verso un mondo dell’auto sempre più sensibile alle esigenze del Pianeta, non solamente per quanto riguarda il livello di inquinamento causato dall’azione diretta delle vetture su strada, ma anche per quanto concerne la CO2 prodotta dagli stabilimenti in cui avviene il loro assemblaggio.

Il costruttore giapponese ha infatti reso noti i dati relativi all’inquinamento prodotto, elencando una serie di numeri ricavati in base al protocollo “Greenhouse Gas Protocol of the World Business Council for sustainable development” e di cui una parte è aggiornata a fine agosto. In particolare si nota che le auto Honda hanno prodotto 225,06 milioni di tonnellate di CO2, mentre nel 2009 1,24 milioni di tonnellate sono state dovute a delle operazioni direttamente compiute dal gruppo e dalle società sue controllate.

Altre 2,96 milioni di tonnellate di CO2, sempre nel 2009, sono state immesse nell’atmosfera a causa delle cosiddette emissioni indirette, cioè generate dall’utilizzo di energia elettrica necessaria all’alimentazione di tutti gli impianti, gli uffici e tutte le infrastrutture utili alle attività dell’azienda.

Un comunicato diffuso da Honda spiega che:

Calcolando e diffondendo le emissioni globali Ghg in quanto azienda responsabile impegnata nella mobilità, Honda continuerà a impegnarsi per fare progresso attivo con le sue iniziative globali per ridurre le emissioni Ghg e l’approccio Honda Lca (Life cycle assessement).

Vale anche la pena ricordare che Honda rimane da sempre una delle case automobilistiche più impegnate sul fronte dello sviluppo di modelli e prototipi di vetture a basso consumo e sempre più verdi: la FIT EV, auto completamente elettrica, è stata appena lanciata in USA, mentre gli italiani che preferiscono le auto ibride possono scegliere tra ben 3 modelli, CR-Z, Insight e Jazz Hybrid.

Rimane ora da capire se l’esempio del gruppo giapponese sarà seguito anche da altri costruttori, per dare vita a quella che potrebbe diventare una prassi nell’ottica di fornire una maggiore trasparenza e assicurare una maggiore responsabilità ambientale al pubblico e ai clienti.

18 settembre 2012
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