Una nuova specie umana scoperta in una grotta del Sudafrica. A compiere l’incredibile ritrovamento la Witwatersrand University di Johannesburg e la National Geographic Society, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie (DST), e dal National Research Foundation (NRF) del Sudafrica. Ancora non è stato individuato con esattezza il periodo storico in cui si colloca l’ominide ritrovato, battezzato “Homo Naledi”, al momento se ne conoscono soltanto le misure: un’altezza di circa 1,55 metri e un peso approssimativo di 45 kg.

Alla guida delle due spedizioni che hanno realizzato il ritrovamento e il recupero delle ossa dell’Homo Naledi il Prof. Leo Berger della Witwatersrand University, che ha affermato:

L’Homo Naledi potrebbe essere una delle più antiche specie di Homo conosciute.

Il nome “Naledi” è stato tratto da quello della grotta dove sono stati rinvenuti i resti di circa 15 ominidi, la Dinaledi Chamber all’interno della grotta Rising Star, che nella lingua Sotho significa appunto “stella”.

Oltre 1.550 i fossili ominidi rinvenuti durante le spedizioni e appartenenti a circa 15 individui. Una scoperta che potrebbe nascondere una svolta fondamentale nella comprensione umana della propria origine evolutiva, come ha sottolineato il Prof. John Hawks della Wisconsin-Madison University:

Nel complesso, l’Homo Naledi si presenta come una delle specie primitive del nostro genere, ma ha anche alcune caratteristiche sorprendentemente simili a quelle umane, abbastanza per catalogarlo come appartenente alla specie umana.

10 settembre 2015
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