Quale futuro per il nucleare in Europa? Fino a non molti mesi fa, in tanti erano pronti a scommettere su prospettive rosee per questa tecnologia. Fukushima ha riportato violentemente in auge le posizioni ambientaliste, mettendo in pochissimo tempo in discussione qualsiasi stima. Aggiungiamoci anche il boom sia a livello di diffusione, sia a livello tecnologico delle fonti rinnovabili e capiremo come mai tanti paesi stanno pensando seriamente di abbandonare l’energia atomica.

L’Italia aveva percorso questa strada già dopo Chernobyl. Il referendum votato a giugno è servito a ribadire con forza lo stesso concetto – tanto che il neo-ministro Corrado Clini ha dovuto ricalibrare le proprie posizioni, dopo le prime dichiarazioni pubblicate ieri.

Anche se con un percorso graduale, anche la Germania ha di recente annunciato il proprio addio all’atomo. Simili decisioni sono state prese anche in Belgio.

La regina del nucleare europeo – oltre che uno dei principali attori mondiali del settore – resta però sempre la Francia. Il Presidente Sarkozy non pensa assolutamente a dismettere una tecnologia che garantisce al Paese energia in sovrappiù, bassi costi e un know how rivendibile all’estero a caro prezzo. Non è un caso che quando si parlò di reintrodurre, con il Governo Berlusconi, il nucleare in Italia, vennero siglati accordi e patti proprio con aziende francesi.

Eppure, anche oltralpe lo spettro di Fukushima si è fatto sentire. Greenpeace Francia ha iniziato una forte campagna per convincere l’opinione pubblica e le istituzioni a iniziare un cammino verso l’abbandono del nucleare. Obiettivo, perfettamente riuscito fino a ora, è stato quello di imporre il nucleare come uno dei temi chiave della campagna elettorale. Appiglio sicuro, l’alleanza fra verdi e socialisti a sostegno della candidatura di Hollande (PS).

Nonostante però la base del Partito Socialista sia contraria al nucleare e i verdi abbiano fatto pressione perché nel programma di Hollande sia prevista la “sortie du nucléaire“, il candidato alla presidenziali non sembra intenzionato a cedere. Dopo una lunga trattativa, la mediazione fra le posizioni ha comunque sortito l’effetto di ottenere una dichiarazione incoraggiante su France 2 dello stesso Hollande:

Sono per una diminuzione della parte di produzione di elettricità proveniente dal nucleare. Il 75% è troppo elevato in rapporto a ciò che dobbiamo fare in materia di diversificazione delle sorgenti energetiche.

Insomma, tradotto dal politichese, la mediazione ottenuta è quella di portare dal 75% al 50% l’incidenza del nucleare nella produzione di energia. Non tantissimo, ma comunque un primo passo – si parla di chiudere ben 20 reattori di vecchia generazione. Va comunque detto che Hollande ha tenuto a precisare che lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore dell’energia atomica resterà una priorità della politica francese.

La reazione del fronte ambientalista è stata meno che tiepida. Sondaggi mostrano come ben il 75% dei francesi sia disponibile a parlare di un abbandono del nucleare, quindi una soluzione di mediazione come quella prospettata dal candidato socialista non può che deludere le aspettative. Greenpeace Francia ha pubblicato anche un video, in cui invita Hollande a ripensare la propria posizione.

Frattanto, una nuova “grana nucleare” è scoppiata. Il fronte anti-nucleare aveva chiesto di fermare la produzione di MOX. Si tratta di un combustibile atomico (formato da plutonio e uranio impoverito) prodotto esclusivamente in Francia e necessario per il funzionamento di alcuni tipi di centrali atomiche. Caratteristiche primarie del MOX sono il fatto di essere fondamentalmente il risultato di un processo di riciclaggio di scorie nucleari precedenti e l’essere mediamente più radioattivo e pericoloso di altri combustibili.

Dato, però, che i reattori di nuova generazione andrebbero proprio a MOX, Hollande ha fatto sapere che non ci pensa proprio a fermare un settore, che fra l’altro garantisce da solo 14 mila posti di lavoro. Anche qui, si prospetta una sorta di mediazione al ribasso, con una riduzione della produzione del contestato combustibile.

Se François Hollande è dato al momento come favorito alle elezioni presidenziali a venire, la cattiva gestione del argomento nucleare potrebbe essere un freno serio alla sua candidatura. Fa pensare come in Francia nessuno dei due candidati all’Eliseo concordi con il resto del Paese sulla necessità di trovare una via di uscita dal nucleare.

18 novembre 2011
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