L’Italia è sul podio dell’Henkel Innovation Challenge 2015. Dopo la finale nazionale dello scorso 26 febbraio a Milano si è svolto a Vienna l’ultimo atto di questa ottava edizione del concorso. A vincere la delegazione belga con il progetto “Persil Energy Patch”, seguita da quella filippina che ha presentato “Buchstrahl” e da quella italiana con “CyanoFix“.

All’edizione 2015 dell’Henkel Innovation Challenge hanno partecipato studenti provenienti da 28 Paesi, con la richiesta da parte degli organizzatori di presentare un prodotto, che facesse riferimento a uno dei campi di attività dell’azienda, dall’alto contenuto tecnologico e la cui spinta innovativa fosse improntata su criteri di sostenibilità.

A vincere il progetto belga “Persil Energy Patch“, una tecnologia in grado di incrementare l’efficacia del prodotto pulente unendo al contempo la capacità di generare corrente elettrica sfruttando l’energia prodotta dal movimento del corpo durante la pulizia. Ai vincitori un premio in denaro e la possibilità di incontrare, come riservato anche al secondo e terzo progetto classificato, il CEO di Henkel Kasper Rorsted.

Secondo posto per il progetto “Buchstrahl” della squadra filippina, che ha proposto un rivestimento protettivo per le superfici in grado di sfruttare l’energia solare mentre neutralizza gli agenti inquinanti.

Al terzo posto come detto il duo italiano composto da Tommaso Bressa e Iva Mladenovic, studenti presso l’Università Bocconi e responsabili del progetto “CyanoFix“. Si tratta di un’applicazione destinata al settore medico che si basa sulla tecnologia del ciano acrilato.

La tecnica messa a punto da Bressa e Mladenovic si pone come obiettivo l’utilizzo di speciali adesivi per migliorare i risultati delle operazioni chirurgiche e aiutare a curare patologie tipiche dell’Occidente come ad esempio le malattie cardiovascolari. Questo il commento dei due giovani ideatori di “CyanoFix”:

Ci siamo concentrati sull’ambito medico, in particolare sulla chirurgia, perché è un settore ad alto tasso di innovazione e lo sarà sempre più in futuro, non solo con la sperimentazione di nuove terapie e tecniche, ma anche con lo sviluppo di strumenti per migliorare le soluzioni già esistenti.

Abbiamo studiato cosa potrebbe accadere da qui al 2050, immaginando un adesivo intelligente da iniettare direttamente nella circolazione sanguigna del paziente e attivare per riparare lesioni interne, come nel caso di emorragie cerebrali.

17 aprile 2015
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