La saga cinematografica di Harry Potter si è conclusa e con essa anche una mania incomprensibile: l’adozione di un gufo come animale domestico. È quanto sta accadendo in Gran Bretagna, dove un numero crescente di volatili sta rimpolpando le fila di rifugi e centri veterinari a seguito delle pellicole con protagonista Daniel Radcliffe. Spinte dalla voglia di imitare il maghetto, sono state moltissime le famiglie inglesi ad aver acquistato un gufo, per poi abbandonarlo dopo pochi mesi al proprio destino perché impossibilitati ad accudirlo.

Il gufo, infatti, non è un animale fatto per rimanere fra le mura domestiche: è abituato a procacciarsi il cibo da solo, ha bisogno di molto spazio per sbattere le ali ripetutamente durante la giornata così da evitare problemi toracici e non è propriamente un esemplare da compagnia. Ma, a quanto pare, le regole del commercio arrivano sempre prima dei diritti degli animali.

Presso l’Owlcentre di Corwen, nel Galles del Nord, il numero di gufi ospitati è salito da 6 a 100 proprio in concomitanza con la saga di Harry Potter. Molti esemplari sono stati ceduti al rifiugio dalle stesse famiglie, altri sono stati rinvenuti nei boschi malnutriti e prossimi alla morte. Sì, perché essendo animali cresciuti in cattività, una volta incautamente liberati non riescono a provvedere al loro stesso sostentamento.

Si tratta di un fenomeno immotivato che colpisce molti successi al botteghino, non solo Harry Potter. Ai tempi delle Tartarughe Ninja, vi fu un boom nella vendita delle tartarughe d’acqua, molte delle quali abbandonate in fontane pubbliche o addirittura gettate nei condotti delle acque di scarico. Lo stesso è accaduto per la mania del pesce Nemo, con esemplari tropicali abbandonati in stagni, laghi, fontane e via dicendo, una vera e propria moria perché non si tratta di una specie d’acqua dolce. E che dire del boom nell’acquisto di cani Akita Inu a seguito del film con Richard Gere, sebbene non siano adatti alle temperature europee e alla vita d’appartamento.

22 maggio 2012
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