Hanoi vieta la macellazione e la carne di cane

Il Vietnam è sempre più deciso a vietare il consumo di carne di cane. Dopo le dichiarazioni di qualche settimana fa, infatti, le autorità hanno deciso di passare all’azione, partendo dalla capitale Hanoi: la macellazione e la rivendita di quadrupedi saranno progressivamente bandite, fino ad arrivare a uno stop totale nel 2021.

Così come già accennato, da diverso tempo le autorità governative del Vietnam stanno pensando di eliminare il mercato della carne di cane, sia con la rivendita di esemplari a livello locale che vietandone la presenza nei menu dei ristoranti. Qualche settimana fa, ad esempio, alcuni rappresentanti politici avevano sottolineato come non solo nella popolazione stia crescendo il ricorso a cani e gatti come animali d’affezione, considerati al pari di qualsiasi membro della famiglia, ma anche come la pratica nella ristorazione avrebbe potuto mettere a repentaglio il turismo locale.

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Considerato come l’economia del Vietnam faccia largo affidamento proprio al turismo, le autorità negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare le proteste e le critiche di numerosi visitatori esteri, pronti a condannare il mercato della carne di quadrupede. Un’attenzione che non solo ha rischiato di ridurre i flussi di viaggiatori, ma addirittura capace di “rovinare l’immagine di una capitale civilizzata”, così come i rappresentanti locali hanno sottolineato.

Per questa ragione, nella capitale Hanoi verrà progressivamente eliminata la possibilità di produrre e consumare carne di cane e, entro il 2021, numerose altre iniziative verranno intraprese nel resto del Paese. Così come riferisce La Stampa, oggi il 15% di tutti i cani presenti in Vietnam viene allevato appositamente per il consumo alimentare umano.

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Negli ultimi tempi diverse nazioni asiatiche, dove la tradizione della carne di cane è maggiormente diffusa, hanno deciso di prevedere specifiche norme per ridurne o cancellarne il consumo. Tra le tante Taiwan, mentre si attende ancora una presa di posizione chiara dalla Cina, anche a seguito delle annuali proteste contro il festival di Yulin.

25 ottobre 2018
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